Benedetta Sicilia…

Parlando di censure e di informazione omessa, mi preme riportare la sintesi di un articolo apparso ieri (l’altro ieri per chi legge ) sul Financial Times a firma di un giornalista inglese, che non ha neanche il benemerito cognome di origine italiana che giustifica il suo ficcanasare così a fondo in faccende nostrane.
Guy Dinmore ci spiega un po’ di cose sull’eolico in Italia, e come – insieme all’energia solare- questo settore stia attirando le attenzioni della mafia, nella sua veste col colletto bianco.
Il motivo di tanto interesse starebbe nei finanziamenti concessi dal governo italiano e dall’Unione Europea per la costruzione di parchi eolici, nonché tariffe per l’elettricità da questi prodotta tra le più alte al mondo.

Energia verde intrappolata in una rete di affari illeciti

Come sentinelle giganti, decine di turbine eoliche si ergono lungo la catena montuosa nelle vicinanze della roccaforte del famigerato clan mafioso di Corleone, in Sicilia. Ma nonostante il forte vento che fa ondeggiare gli ulivi e gli alberi di fico, le imponenti pale delle turbine rimangono immobili da oltre un anno ormai.
Più a ovest, vicino il porto di Trapani e l’antica collina di Salemi, altri due parchi eolici sono analogamente congelati.

Chi ha approvato, costruito e venduto questi progetti sull’ energia rinnovabile – sviluppati sulla base di sovvenzioni pubbliche – è ora sotto l’ inchiesta di un pool di magistrati anti-mafia, che sta cercando di seguire le fila del tentativo della criminalità organizzata di entrare nell’ambito di attività economiche regolari.
Come ha dichiarato un funzionario: “La Sicilia ha la benedizione del sole e del vento, ma è anche maledetta dalla mafia”.

Le multinazionali stanno iniziando a scoprire qualcosa che è ben noto agli investitori italiani: nascosto sotto il più generoso sistema europeo di incentivi – costituito da “crediti verdi” i responsabili dell’inquinamento industriale devono acquistare – esiste una rete di corruzione e loschi affari.

Rossana Interlandi, recentemente nominata capo del dipartimento ambiente in Sicilia, spiega che i responsabili dei progetti – che chiama “speculatori” – sono stati attratti dal fascino di una legge che obbliga l’operatore di rete nazionale a pagare i proprietari delle centrali eoliche anche quando queste non producano di energia elettrica.
I funzionari ammettono che alcuni parchi eolici non stanno fornendo energia elettrica perché alcuni operatori sono in attesa di essere connessi alla rete e di un potenziamento del collegamento via cavo che collega la Sicilia alla terraferma.
Nonostante una profusione di progetti in tutta l’Italia meridionale, il paese si trova agli ultimi posti della classifica in termini di produzione di energia eolica.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Eolica spiega che in Italia la rete eolica esistente ha generato solo 1,2% di energia elettrica nel 2007, rispetto a quasi il 20% in Danimarca e il 9,8% in Spagna.
Alcuni parchi eolici in Sicilia sono stati costruiti male, come uno nell’area di Corleone che, secondo quanto afferma un industriale, starebbe cedendo.
La Dottoressa Interlandi definisce il numero di parchi eolici in Sicilia: sarebbero 30 (anche se gli industriali affermano che la cifra è più alta) che producono un totale di 600 megawatt. Altre 60 centrali hanno ricevuto l’autorizzazione per ulteriori 1.800 MW, mentre è stata richiesta l’approvazione per altri 226 progetti, che lei dice non sarà concessa.
“Basta!” esclama lei, “troppi speculatori hanno fatto soldi sulle spalle del governo.” Vi è anche un crescente movimento di cittadini e sindaci locali che si oppongono a ciò che vedono come una deturpazione del magnifico paesaggio siciliano.
In realtà, il congelamento dei nuovi progetti è stato messo in atto sotto la precedente amministrazione di Salvatore Cuffaro, l’ex governatore della regione che si è fatto da parte un anno fa per prendere parte alle elezioni per diventare senatore in parlamento.
Solo due mesi prima l’onorevole Cuffaro era stato condannato dal tribunale di Palermo per aver aiutato la mafia in un caso riguardante il settore della sanità pubblica. In seguito a questa condanna gli sono stati dati cinque anni di carcere. Mr Cuffaro, ora senatore, ha presentato appello e il suo caso sarà rivisto questo mese.
L’impatto immediato del congelamento è stato quello di aumentare notevolmente il valore dei progetti già approvati.
Alla domanda di chi sia riuscito ad ottenere i tanto richiesti permessi la Dottoressa Interlandi ha indicato Vito Nicastri, imprenditore siciliano altrimenti conosciuto come “il signore dei venti” nei media locali, come colui che sembra aver avuto il maggior successo.
Il Financial Times ha trovato il Signor Nicastri a lavoro presso la sede della sua Eoli Costruzioni accanto al cimitero nelle vicinanze di Alcamo, una pittoresca città di collina fondata dai conquistatori arabi nel 9 ° secolo.
Prendendo un caffè il Signor Nicastri conferma di aver sviluppato la “maggioranza” dei parchi eolici in Sicilia, curando l’organizzazione del territorio, dei finanziamenti e di permessi ufficiali. Egli ha poi venduto i progetti per la costruzione a IVPC, società guidata da Oreste Vigorito, che è anche presidente dell’Associazione Eolica in Italia.
Signor Nicastri dice anche di aver lavorato su progetti di centrali eoliche che risultano in costruzione per la britannica International Power (IP); Falck Renewables, la filiale di Londra del Gruppo Falck con sede a Milano; IVPC e Veronagest, un’altra azienda italiana.

“Io non sono una prostituta per tutti. Ci sono altre prostitute per gli altri “dice Nicastri ridendo e citando altre multinazionali dell’eolico attive in Sicilia.
Il Signor Nicastri è inoltre citato, ma non accusato, in un documento giudiziario di 530-pagine visionato da FT che ha portato nel mese di febbraio all’ arresto di otto persone – funzionari locali, uomini d’affari e un presunto boss mafioso, tutti accusati di corruzione in un progetto di parco eolico. Gli investigatori che hanno tenuto sotto controllo il telefono di un funzionario locale hanno intercettato chiamate al Signor Nicastri.

Il Signor Nicastri è a conoscenza dell’inchiesta e della possibilità che possa essere di nuovo indagato, ma nega qualsiasi irregolarità.
“Pensate che possano arrestare un uomo pulito? Beh, io sono seduto a parlare con voi ora “ spiega “siamo un’azienda sana, con 100 dipendenti”aggiunge.
Per il Signor Nicastri e altri imprenditori siciliani l’ energia eolica è ormai fuori moda dal momento che il mercato è praticamente saturo. Il futuro, dicono, è il solare. Il Signor Nicastri ha già fatto domanda per l’ autorizzazione di nove grandi impianti di energia solare.
Tuttavia il governo regionale, sotto il controllo di Raffaele Lombardo, sta ora promuovendo un numero di micro-progetti che coinvolgono 5 milioni di persone in Sicilia, in modo che le singole famiglie e le imprese siano in grado di generare la propria energia eolica e solare. Parte della logica della strategia è di ridurre al minimo il coinvolgimento della mafia.”

Le telecamere fanno paura….

Soprattutto a chi è stato abituato ad utilizzarle per MANGANELLARE mediaticamente gli avversari… vero Sgarbi? Guardate il video riportato qui sotto… e fate attenzione alla fine….

Notare come l’unica cosa che interessa il signor sgarbi (chiamare onorevole un pregiudicato mi sembra troppo) è impossessarsi della telecamera…. Perché? Perché nessuno come lui (che ne abusa da sempre) conosce il potere delle immagini in una società come la nostra…

Da notare anche la solerzia del tenente della polizia municipale che, incurante della denuncia che gliene potrebbe derivare (o forse ignorante nel merito), si spende fisicamente per fermare un pericoloso terrorista che difende la legalità in una terra che ormai da troppo tempo ha dimenticato il significato di questa parola….

Un grazie di cuore alle persone che come questo ragazzo si battono, telecamera in pugno e non bombe o armi, per restituire ai siciliani onesti un briciolo di dignità…

Sicilia dei miracoli…

Per la serie ” ianu a facci comu u culu” (trad.: hanno la faccia come il culo), assistiamo all’ennesima moltiplicazione dei pani e dei pesci – o meglio, delle paghe e dei posti-  a Palazzo d’Orleans, sede del nostro benemerito parlamento siciliano, che tante bocche sfama… dovremmo proporre la nostra assemblea regionale intera per il nobel contro la fame nel mondo -e pazienza se per mondo loro intendono “il loro” di mondo-. Stavo amabilmente navigando su internet quando mi è saltata all’occhio, sul blog di Gian Antonio Stella, questo post intitolato “Ecco la Sicilia dei miracoli, dove si moltiplicano le paghe e i posti”, e ho avuto veramente un conato di vomito…. perdonatemi se sporco un po’ anche voi…

P.S.: le sottolineature sono mie.

02/07/2008

Ecco la Sicilia dei miracoli, dove si moltiplicano le paghe e i posti

Scritto da: Gian Antonio Stella alle 13:09

Non potevano scegliere un momento migliore, i deputati dell’Ars, per aumentarsi di straforo lo stipendio coi giochetti furbetti. Proprio ieri, infatti, la relazione del procuratore generale della Corte dei Conti isolana Giovanni Coppola ha letteralmente fatto a pezzi il bilancio consuntivo della Regione.
Bilancio che si può riassumere con un solo aggettivo: catastrofico. Pochi punti: la spesa pubblica regionale, alla faccia di tutti gli impegni presi dal centro-destra da anni al governo, è salita a 15 miliardi di euro, con un’impennata dell’8% sul 2006. I vari assessorati hanno distribuito una enormità di consulenze fornendo per di più dati “incompleti e parziali, mancando un meccanismo centralizzato di controllo”. I dipendenti sono cresciuti fino al numero abnorme di 21.104 (di cui 2.245 dirigenti: uno ogni nove addetti) con un aumento di 6.859 assunti, col risultato che “in Sicilia c’è un dipendente  regionale ogni 239 abitanti, mentre in Lombardia il rapporto è di uno ogni 2.500″ (dieci volte più basso) e una spesa per le buste paga di quasi un miliardo di euro. I corsi di formazione professionale (302 milioni di euro) sono stati 3.069 con gli obiettivi “più disparati”, sono costati “circa 100mila euro” l’uno e hanno avuto in media “appena 15 iscritti” dimostrandosi più utili “agli enti che li organizzano piuttosto che ai  giovani che li frequentano”.
Non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta: nel 2007 la sgarruppata sanità siciliana è costata 8 miliardi e 500 milioni di euro: 1.711 pro capite. In pratica, accusa la magistratura contabile, “nell’isola si è speso il 30% in più di quanto si spende per la sanità in Finlandia”, un Paese con un territorio più grande dell’Italia, trecentomila abitanti più della Sicilia “e un servizio sanitario pubblico tra i più  efficenti del mondo”. Bene: in questo contesto disastroso che toglierebbe il sonno a ogni amministratore con la testa sul collo, cosa ha deciso l’ineffabile maggioranza che governa l’isola? Ha deciso che le prebende che mensilmente ricompensano il lavoro (si fa per dire…) dei deputati regionali, che già sono in varie voci parificate a quelle del Senato e possono arrivare con diarie e rimborsi e indennità varie per viaggi e spese telefoniche a oltre 19mila euro (tra i 10 e gli 11mila netti) sono insufficienti. “Siamo o non siamo uno dei più antichi parlamenti del mondo?” Così, visto che le buste paga sono ancora più gratificanti nel caso il deputato faccia parte del Consiglio di Presidenza (7.700 euro lorde in più al presidente, circa 5mila ai due vice) oppure abbia qualche delega da assessore (otto, con una integrazione di 2.600 euro) o ancora sia ai vertici di qualche commissione, hanno stabilito di moltiplicare queste commissioni facendole diventare dieci.
Risultato finale? Antonella Romano, sulla “Repubblica di Palermo”, ha fatto i conti: calcolando che godono di ulteriori supplementi anche i capigruppo e i loro vice, su 90 consiglieri i “graduati” salgono dai 53 della scorsa legislatura a 72. Con un aumento secco di un terzo. E le polemiche sulla Casta, i costi della politica, la necessità di tagliare? Ciao. E le promesse elettorali di imprimere una svolta a certi indecenti privilegi di quelli che Luigi Einaudi chiamava “i padreterni”?
E chissenefrega, ormai le elezioni ci sono state…

Buone elezioni a tutti…

… e tanto per non dimenticare che terra è la Sicilia, pubblico un articolo di Antonello Caporale apparso su Repubblica Online (non sò se anche sul cartaceo). Un vero spasso….

Sicilia al voto, candidati double-face

Pd in Provincia, Pdl in Comune

di ANTONELLO CAPORALE

Sicilia al voto, candidati double-face Pd in Provincia, Pdl in Comune
Oggi si vota in 8 Province e 147 Comuni della Sicilia

PALERMO – Il campo di calcio ha una linea orizzontale che lo taglia al centro. Netta, chiara. Anche la politica avrebbe una linea di centrocampo: di qua la destra, di là la sinistra. In Sicilia, e per adesso fermiamoci all’isola, questa benedetta linea non c’è, e se c’è sembra sia a zig zag. Quindi accade quel che non dovrebbe essere possibile… Ecco le nuove figure che compaiono in campo: i politici transgender. Mezzo corpo di destra e mezzo di sinistra.

Partinico è un paesone purtroppo conosciuto per fatti di mafia. Ha trentamila abitanti, dista poche decine di chilometri da Palermo. Oggi si va a votare come nel resto della Regione (quattro milioni alle urne per una importante tornata amministrativa). A Partinico 382 cittadini hanno accettato di candidarsi. Non sembra più attuale riferire il tasso di incompatibilità (siamo comunque sul cinque per cento) di coloro che non dovrebbero per carichi penali pendenti o altri accidenti, eppure lo fanno.

Tra i tanti corre anche un militante e sindacalista della Cgil, Salvatore, detto Totò, Bono. Totò ha 35 anni, cura le faccende del patronato, pensioni, invalidità e infortuni, e ha una sincera fede politica. È di sinistra. Ambientalista e di sinistra. Infatti è candidato alle elezioni provinciali con i Verdi, in alleanza con il Partito democratico.

Bono è uno dei tanti che raddoppia la candidatura: prova anche nel consiglio comunale della sua città di farsi valere. Ma qui è il bello: a Partinico il candidato verde indossa la casacca degli avversari. In poche parole: si è mobilitato, vota e fa votare contro il centrosinistra. “Dottore carissimo, la questione è chiara. Sono consigliere comunale uscente e col mio voto, dico anche col mio, ho contribuito a mandare a casa il sindaco del Partito democratico. Degnissima persona, un vero galantuomo, ma politicamente incapace. Tardo, lento, impacciato. Insomma: improponibile”.


Avendolo mandato a casa, Bono non riesce a capacitarsi su come avrebbe potuto resistere nella compagine d’origine. Anche il fatto che il candidato sindaco del Pd sia diverso da quello defenestrato non gli solletica nessuna riflessione: “Intendiamoci: il nuovo candidato è un altro amabilissimo combattente. Un vero democratico e una persona di grande moralità. Però non mi sembra il caso stare dalla sua parte dopo tutto quel che ho combinato”.

Infatti Bono, candidato multicolore, è l’uno e il suo opposto: giura fedeltà al Pd di Palermo ma tifa e corre con l’uomo che l’Udc candida alla poltrona di sindaco nel suo paese contro il Pd. L’Udc nella realtà siciliana fa parte della maggioranza di centrodestra. E allora? “A Partinico mi candido per far vincere chi ha nel suo programma il tema del lavoro. Anche nel mio c’è il lavoro. E il lavoro non è di destra né di sinistra. A Palermo è un’altra storia”.

Destra, sinistra. Tutto si assomiglia. E se tutto si assomiglia, allora l’impossibile diviene certo. Otto giugno, piazza principale di Polizzi Generosa, provincia di Palermo. Raggiunge il palco il deputato regionale del Pd Antonello Cracolici. Raggiunge quale palco? Dove va Cracolici? In una imperdibile relazione-denuncia inviata in queste ore a Walter Veltroni si riferisce “l’increscioso e inqualificabile comportamento. Cracolici ha tenuto un comizio a sostegno del candidato del centrodestra, in contrapposizione alla lista ufficiale del Partito democratico”. La denuncia ha toni drammatici. Fa rilevare che, nientemeno, il candidato a sindaco spernacchiato dal deputato del Pd è il presidente dell’assemblea provinciale del Pd. E dunque l’appello conclusivo, con la richiesta della difesa “dei supremi valori cui deve essere improntato l’impegno politico inteso come missione civica”.

In un grandissimo qui pro quo è incappato persino Raffaele Lombardo. Un suo caro amico e fervente sostenitore, candidato a sindaco di Altavilla Milicia, roccaforte poco distante dal bastione dove re Lombardo opera e guida, gli chiede, per il tramite di un militante di grado superiore, un aiutino. Il presidente, molto sensibile, accetta e puntuale giunge sul palco. Sale e inizia però a stupirsi delle tante bandiere del Pd che lo circondano.

Tutto è possibile, la Sicilia è la terra del Gattopardo, certo. E però… Quando inizia a parlare voci di popolo lo interrompono. Militanti di Forza Italia e Alleanza nazionale protestano e insistentemente rumoreggiano. Gli ricordano che hanno votato per lui e lui adesso parteggia con quegli altri. Quegli altri chi? “Ma dove mi avete portato?”, chiede il frastornato presidente. Scopre che il suo candidato è sostenuto da una lista civica, chiamata Primavera altavillese, e già il nome è un programma. Pd-Rifondazione, l’accoppiata a sostegno del candidato amico di Lombardo. Il lucido conducator siciliano momentaneamente confuso ma non rassegnato con una improvvisa giravolta (che comunque denota vitalità fisica e prontezza di riflessi) si libera dai suoi amici – pro tempore avversari – e lascia il podio. Balzato in strada riconosce e stringe a sé il candidato avversario a sindaco, in realtà suo amico politico, e lo prende al braccio. L’incidente si chiude con una crudele sciabolata che Lombardo infligge al suo staff. E amen.
Ma la Sicilia è isola nata per stupire. Ad Avola, provincia di Siracusa, si è pensato di non dare scandalo e fare un po’ e un po’. Superlativa l’ipotesi messa in campo e poi realmente praticata dal Partito democratico. La prima squadra, chiamiamola Pd-uno, sta in giunta e piuttosto bene, confortando con la sua presenza l’attività del sindaco eletto, naturalmente di Forza Italia, in una vasta coalizione che raggiunge l’Udeur e l’Udc. Il Pd-due invece è sistemato in panchina, insieme ad An, che solo poche settimane fa montava i gazebo insieme a Forza Italia. Avete capito bene e siete confusi più di prima?

(fonte: Repubblica)

Ciao Mauro

Non so quanti di voi conoscessero quest’ uomo. Sono ormai passati vent’ anni da questo omicidio, io stavo facendo i primi timidi passi nel fantastico mondo dell’ adolescenza… ma negli anni, leggendo i libri più disparati mi è capitato spesso di imbattermi nel suo nome… e quando ho compreso un po’ meglio il suo percorso di vita, la solita domanda ha cominciato a ronzare per la testa…
Perché?
ma per una volta, il perché non era rivolto ai motivi del suo omicidio (senza l’assenso della mafia non si muove una foglia, a Trapani), ma ai motivi che lo spingevano a fare certe cose, a lottare con la sola arma del giornalismo contro la mafia, in una terra che non era la sua… ma chi glielo faceva fare? non era certo uno sprovveduto, sono convinto che lui fosse estremamente consapevole dei rischi che correva… eppure… eppure stava lì, circondato solo dai suoi ragazzi, quelli che strappava alla droga… Perché?
Alla fine del video c’è una sua frase, che credo possa spiegare in parte…
” Voi a Trapani ci siete nati, io l’ho scelta per viverci e mi sento più trapanese di voi “.
In questi giorni, a qualche mese dal ventennale, siamo riusciti a sapere che il gruppo di fuoco che lo ha ucciso, era quello di Vincenzo Virga, noto boss mafioso (fonte: Articolo21). Ovviamente non sappiamo (né riusciremo mai a sapere) quali erano i mandanti ed i motivi veri di questo omicidio. Rostagno dava fastidio ai politici locali, a quelli nazionali, a Gladio, alla mafia… non c’è che l’imbarazzo della scelta…
Ma quello che mi ha colpito di più della sua storia, è l’amore incondizionato per questa terra, portatrice di bellezze folgoranti agli occhi di chi sa guardare, questo amore viscerale che lo ha spinto a lottare contro un mostro che sapeva essere quasi invincibile.

Se noi tutti siciliani, insieme, avessimo metà dell’amore che Rostagno, torinese, aveva per questa terra, la mafia non esisterebbe. E probabilmente vivremmo in un “paradiso terrestre”…

La morte è bianca… 2

Scusate, non resisto proprio… sto ascoltando il nostro Presidente della Regione intervistato da Corradino Mineo a Rainews24. La prima cosa che dice è che la Regione si sta attivando per trovare un posto di lavoro ai parenti delle vittime, atto nobile ma assolutamente demagogico (ovviamente Lombardo fà quello che sa fare meglio, e lui è uno dei massimi esperti nel collocamento lavorativo in Sicilia). Non me ne vogliano le famiglie delle vittime di Mineo, ma a me questa promessa non mi piace. Cosa facciamo con tutte le altre famiglie di vittime sul lavoro? Troviamo il lavoro a tutti? O il lavoro lo troviamo solo se si muore in più di due contemporaneamente? Mi sembra assurdo… e ancora più assurdo mi sembra che il Lombardo non ci abbia detto quando è avvenuta l’ultima ispezione in quell’impianto. Quei poveri disgraziati non indossavano nessuna maschera, nessuna protezione.

Lombardo, perché non ci dici se il comune (e quindi lo Stato) ha fornito questo tipo di protezioni agli operai? Perché non ci dici che, approfittando dell’autonomia siciliana (della quale ami riempirti la bocca), farai assumere immediatamente 2000 ispettori del lavoro per la sola Sicilia? Si potrebbero formare tanti giovani ragazzi  (un quinto di quelli che, lo hai detto poco fa, vanno via dalla Sicilia per trovare lavoro ogni anno), oppure si potrebbero reimpiegare parte dei tanti dipendenti inutili dei vari enti statali, regionali, provinciali…  Ma non credo sentiremo mai queste parole uscire dalla tua bocca. Perché sappiamo tutti, molto bene, che se dei controlli del genere avvenissero, l’economia siciliana fallirebbe immediatamente. Come dice Pasquale Chimpanaro della CGIL Caltagirone, in Sicilia non ci sono strutture sicure al 100% (fonte: Corriere).

Quanti fra noi augustani, davanti al cartello di una famosa azienda del nostro petrolchimico che conta i giorni senza incidenti, hanno riso amaramente ??? Sappiamo tutti di decine e decine di casi di incidenti non denunciati, di gente che si rompe una gamba al calcetto con gli amici, quando in realtà non ha mai giocato in vita sua… ma la parola d’ordine è: SILENZIO. Zitti, che sennò perdiamo il posto di lavoro. Questo silenzio però, ha un suono particolare, che non è solo quello dell’omertà, ma anche quello del ricatto.

Tanti amici mi hanno raccontato di lavori per i quali sono previste delle protezioni da indossare ma che, a loro dire, ti impediscono di realizzare il lavoro che sei stato chiamato a fare… e allora non le indossi altrimenti il lavoro lo fai male e potresti essere licenziato. Io non sò se è vero che le protezioni ti impediscano di fare il tuo lavoro, o se invece è la pigrizia e la voglia di far presto a non farti usare le protezioni, ma una cosa è certa: sono in pochi ad usarle. E questa è una situazione INSOSTENIBILE.

Ieri, l’ Italia, ha perso 10 lavoratori in 24 ore. Non vi siete ancora stancati ?!?!?

P.S.: mi permetto di rivolgermi al nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Presidente, la smetta di monitare e faccia qualcosa di eclatante. Denunci con forza e costantemente il problema dei controlli, dimostri di essere VERAMENTE il Presidente di tutti gli italiani. Ma quel “BASTA” da Lei pronunciato fà sempre più male, se non accompagnato da azioni vere.

Se Lei risulterà impotente di fronte a questo massacro quotidiano, impotenti si sentiranno anche tutti gli italiani che ha l’onore di rappresentare.

Grazie.

Votare in Sicilia

Lo sappiamo tutti no? o no?

Aspettando le elezioni comunali, rinfreschiamo un po’ la memoria augurandoci che ad Augusta si possa votare, per una volta, una sola volta nella vita, pensando al futuro dei figli di questo paese.

Prima parte

Seconda parte