Internescional #6

Italia: l’ombra del fascismo (The Guardian)

Editoriale.

L’obiettivo principale di Silvio Berlusconi nella veste di Presidente del Consiglio sembra palesemente e spudoratamente ovvio. Sin da quando è entrato con prepotenza nel vuoto politico creatosi nel 1993, simultaneamente a destra con gli scandali di corruzione e a sinistra con la scomparsa del comunismo italiano, Berlusconi ha usato la propria carriera e potere politico per proteggere se stesso e il proprio impero mediatico dalla legge.

Durante il più lungo dei suoi tre mandati come Presidente del Consiglio, Berlusconi non solo è riuscito a consolidare la propria posizione di per sé già forte nell’industria italiana delle telecomunicazioni, di cui possiede attualmente circa la metà, ma è anche riuscito a fare approvare alcune leggi che gli garantiscono l’immunità giudiziaria. Quando la precedente legge è stata poi dichiarata incostituzionale, il neo-eletto Berlusconi l’ha ripresentata sotto nuove spoglie l’anno scorso ed è riuscito a farla approvare.

Il successo di Berlusconi è dovuto in parte alla sua audacia, ma soprattutto alla crescente debolezza dei suoi avversari. La sinistra italiana, in particolare, non è riuscita ad organizzare un’opposizione efficace. Eppure l’ultima mossa di Berlusconi, messa a punto ieri, che consiste nell’ingresso di Alleanza Nazionale – partito che nasce direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolinidi – nella sua nuova formazione, il Popolo delle Libertà, potrebbe lasciare un segno più profondo nella vita pubblica italiana di qualsiasi altra azione fatta in passato dal magnate populista.

A differenza della Germania postbellica, l’Italia del dopoguerra non ha mai fatto i conti con la propria eredità fascista. Il risultato è che mentre in Germania il neofascismo non è mai riaffiorato seriamente, in Italia ci sono stati importanti segni di continuità, tra cui leggi e funzionari ereditati dall’era Mussolini e la rifondazione postbellica del rinominato partito fascista, a dispetto di una cultura pubblica in principio anti-fascista. Queste continuità stanno diventando più forti proprio ora. È un giorno di vergogna per l’Italia.

Alleanza Nazionale, tuttavia, ha fatto molta strada negli ultimi 60 anni. Il suo capo, Gianfranco Fini, ha abbandonato le vecchie ideologie politiche e ha diretto il partito verso il centro. Ha lavorato per più di 15 anni come alleato di Berlusconi. Parla della necessità del dialogo con l’Islam, denuncia l’antisemitismo e sostiene l’idea di un’Italia multietnica, posizioni che difficilmente si conciliano con quelle di Berlusconi, noto per le sue campagne populiste contro i rom e gli immigrati e propenso ad un razzismo leggero.

Nonostante le sue lontane origini liberali, l’Italia moderna è storicamente un paese di destra. Eppure, è sconvolgente pensare che tra i 20 capi mondiali che si incontreranno questa settimana al vertice sull’economia a Londra ci sarà un capo di Stato che ha ricostruito oggi la propria base politica sulle fondamenta gettate dai fascisti e che afferma che è probabile che come risultato la destra resterà al potere per generazioni.

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I wanna wake up in a city that doesn’t sleep…

Pubblichiamo di seguito una mail che mi è stata inviata da una mia carissima amica (nonché grandissima scrittrice) sulla notte delle elezioni americane (ma non solo) viste da New York…

La carica erotica de ‘il ponte sul fiume kwai’. lo so quel che si dice in merito ai critici cinematografici che vedono nei film ciò che il loro inconscio fa loro vedere, e per questo la mia analisi di una
scena de “Il ponte sul fiume kwai” potrebbe preoccuparmi, ma non è detto.

Comunque, nella scena il comandante della missione inglese atta a distruggere il ponte, con così tanto amore e dedizione costruito dal frustrato Alec Guinness, insegna a una cinesina come infilare una
munizione dentro un tubo, presumibilmente un’arma, posto in posizione eretta e sorretto dal comandante, che a operazione conclusa dice: brava!
E in ciò si dipana il duplice significato di “carica” in questione.
Ma il film è portatore di numerosi altri meriti, tra i quali un gran bell’uso dell’ironia, per nulla datata, e grandi interpreti.

Io poi, per un periodo della mia adolescenza, dopo Cary Grant, sono stata innamorata di William Holden e il mio amore è stato così forte che non riuscì a deludermi neanche quando morì cadendo e sbattendo la testa
sul comodino perché ubriaco.
E infine il bel messaggio pacifista sull’insensatezza e inutilità della guerra, concreto e per nulla retorico. Perché è quando entra in gioco la retorica, la retorica della guerra, la retorica dell’onore, che si cade in errore, e invece la verità è che serve più coraggio a vivere da essere umani, che a morire da eroi! (parole di William).

Perdonatemi se un po’ divago, sono tornata solo da qualche giorno da New York e sto ancora combattendo col jetlag. Ma più che di jetlag temporale parlerei di jetlag culturale. A NY il teatro che mi si
presentava davanti uscendo dall’Edison, l’albergo, aveva in cartellone Spamalot, testo Monty Python regia Mike Nichols.
Sull’autobus che mi porta verso casa a Torino apro gli occhi svegliandomi dal torpore che mi ha preso dopo quelle che sarebbero più di 24 ore di viaggio se non fosse per il fuso e per lo sciopero
Alitalia che mi ha portato da NY a Roma e da lì a Malpensa, dove ho aspettato tre ore un autobus per Torino: welcome home! Non ci provo neppure a calcolare, comunque, il peggio è che apro gli occhi su Marco
Columbro e Mariangela D’abbraccio in cartellone con Romantic Commedy, e accanto lo spettacolo di Zuzzurro e Gaspare che pensavo tra l’altro essere già morti entrambi l’uno a poca distanza dell’altro
emuli di Stanlio e Ollio.
Mi sono ufficialmente innamorata di New York. Per lei ho sofferto di nostalgia preventiva. Io che non voglio innamorarmi di un uomo per non sentirmi stupida, mi sono lasciata abbindolare da una città.

Mira cogno mira! urlavano i barboni portoricani a ogni stato che conquistato da Obama si colorava di blu (il cogno era per McCain).
A NY la notte delle elezioni mi trovavo al Rockfeller Center e poi in Times Square, e quella notte ho visto cose che voi umani non potreste neppure immaginare, altro che navi da combattimento in fiamme al largo
dei bastioni di orione e raggi uv balenanti vicino alle porte di Tannoiser, non ho mai visto tante persone felici tutte insieme, ognuno che esprimeva la gioia a modo suo, e tutti urlavano OBAMA!
Tutti con la voglia di condividere quello sfogo quella speranza.
Essere lì nel momento stesso in cui stava accadendo, vederlo senza i filtri di chi per me deciderà cosa farmi vedere e ascoltare, sentire l’urlo che si è alzato a vittoria consacrata, è stato veramente bello,
così bello che pensi sarà unico e irripetibile.
Se volete farvene un’idea cercate su youtube time square election day o Rockfeller Center election day, e tra la festante folla potreste pure intravedermi.

L’Empire State Building, con la nebbia in cima, e i muri sgretolati all’interno e la città che si srotola sotto… quartieri e grattacieli…
blocchi di storie. e in un unico gorgoglio dal basso la voce della città.
NY è forse il posto dove vecchio e nuovo meglio si fanno compagnia, con leggerezza e misura, come per non volerti annoiare mai. Chi la osserva dice è un mega-transistor, o anche un merletto, e questo
lascia intendere la miriade di stimoli che trasmette già solo a guardarla (perdonate mio eccessivo lirismo, ma sapete l’amore com’è).
Atmosfera simile a quella dell’Empire all’Edison, l’albergo, vicino a Times Square, molto Shining: con la moquette consumata, gli specchi macchiati, la musica anni ’30 sempre accesa sulle porte girevoli, e
i portieri coi grandi cappelli e la livrea scura.
Intorno a Times Square è il quartiere dei teatri e c’è sempre un gran movimento fino a tardi, e allora prima di tornare in albergo, col mio small black tea bollente preso da Starbucks (che dopo un po’ ho
smesso di contare quante bustine di zucchero ci buttavo dentro e dove ho fatto amicizia con giovane cameriera afroamericana), io mi siedo per un po’ in Times Square, vicino alla scalinata rossa dove tutti i
matti, i rappari, i turisti, i naked cowboy e gli antichi romani amano venire a fotografarsi.
Un giorno in Times Square ho assistito alla proclamazione ufficiale di un nuovo guinness dei primati. Era una donna mostruosamente sviluppata nella lunghezza delle gambe. un tizio microfonato che le arrivava
all’incirca all’altezza della vita l’ha misurata e ha dichiarato davanti a tutti, telecamere comprese, che stavamo assistendo al nuovo guinness dei primati in quanto a gambe lunghe. Chiedendomi se anche
gli altri stessero percependo la malinconia del momento leggermente freak, mi sono allontanata dall’improvvisato baraccone, dove la testa del guinness continuava da lontano a svettare sulla meravigliata
folla.
Al Neil Simon Theatre ho visto il musical Hair Spray, coinvolgente e divertente, meglio del film. Unica pecca l’aria condizionata, che pur indossando giubbotto e cappello siamo riuscite a beccarci io la
sinusite e le mie due compagne di viaggio la bronchite.
Il fattore salute, in proposito, mi ha dato conferma che sto invecchiando: per la prima volta viaggiavo con persone che avevano fatto l’assicurazione sanitaria prima di partire, e per tutta la
vacanza ci siamo scambiate antidolorifici per la schiena e antinfluenzali anziché rossetti. Che, riflettiamo, se veramente vogliamo andare nella foresta amazzonica dobbiamo allenarci almeno per
6 mesi, come fanno gli astronauti quando devono andare sulla luna. E siccome io mi voglio sempre distinguere, una sera sono anche finita al pronto soccorso per una vistosa reazione allergica presumibilmente
causata da pane contaminato da noci.
Ovviamente mi imbottisco di bentelan ed evito di usufruire del servizio sanitario americano, preferisco farci un viaggio con quei soldi e continuare col bentelan tanto le istruzioni dicono il sovradosaggio non comporta situazioni di pericolo di vita.

Non potevo andare a New York e non visitare un jazz club che qui pronunciano jaz, di quelli per intenditori locali e non per turisti, un posto piccolo e accogliente. La dritta me la da al Columbus Center
un’italiana a New York da 7 anni sposata a un uomo che invece ci vive da 14, hanno casa in grattacielo su Columbus Circle con vista Central Park, e così su due piedi non sembrano passarsela male i tre: ai
coniugi si aggiunge dolce pargoletto, ALESSANDRO, che la sofisticata donna tiene in grembo. comunque di lei mi fido, è pure vegetariana, e lei mi dice devi absolutely andare allo SMOKE, sta in una zonaccia
vicino la Columbia University, ma il posto è quello che fa per te, bella musica niente turisti solo intenditori, no perditempo. Ci vado, consumazione minima 20$, prendo un mojito e due cosmopolitan, ottimi,
mi ubriaco, nella misura in cui sei allegro e con tutti i ciakra aperti e per questo finisce che conosci metà del locale tra musicisti e semplici utenti. Bello anche se un po’ “accademico” e ingessato il concerto, esaltante la jam session finale, con Johnny, sassofonista giapponese giovane e piccino, sulle corde di Coltrane ma a modo suo, una promessa.

Sto per dire una cosa che se non fosse capitata a me stenterei anch’io a crederci: il posto in cui al terzo giorno finalmente mangio qualcosa di genuino e leggero, che penso mi sento per la prima volta felice di
aver mangiato a New York, è il dim sum vegetariano a Chinatown, in Pell Street. Un cinese. E’ davvero la terra in cui tutto può accadere. Ci avevano detto “Non puoi andare a Ny e non mangiare sushi lo fanno
meglio che in Giappone lo DEVI provare”, e noi lo abbiamo provato, a Soho: ottimo.

Per la regola dove ci sono cani di piccola taglia ci sono gay e viceversa, il meatpacking è una zona molto dog and gay, e pure fashion, friendly. E’ la zona che volgarmente verrebbe definita di tendenza,
almeno a considerare dai prezzi; nei locali, se non indossi lo smoking non entri e vino cattivo tanto quanto costoso, perlomeno nella parte che abbiamo esplorato; più su, lungo l’Hudson, che abbiamo bucato,
la situazione intravista dal finestrino del taxi che stremate ci stava riportando in albergo sembrava più confortevole. Il tassista era cinese, cantava mentre guidava, aveva difficoltà a capire l’inglese

e a usare il cambio automatico. A parte da Starbucks e da quello in cui compro gli Obama condom (l’intera collezione comprenderebbe 1 obama, 1 mccain, 1 palin, ci accordiamo per 3 obama), se paghi cash ti guardano male.

Le foto coi pompieri della caserma vicino Columbus circle: belli loro e così gentili e disponibili, ci hanno pure messo in testa i loro pesanti cappelli, e uno era davvero il più bello, con la sua Ducati ci
diceva “vedete io amo tutto quello che è italiano”… e un altro aveva addirittura sposato una SICILIANA… sudori freddi, ragazzi miei, giacché, tra Cary Grant e William Holden, ho nutrito del tenero per
l’intera categoria: volevo assolutamente sposare un pompiere, il mio personal hero, oppure male che vada diventarlo me medesima (da qui il mio soprannome: grisuma).

Mi avevano detto che a NY incontri gente come Meryl Streep e Woody Allen così, in fila dal libraio o dal giornalaio o a farsi un hot dog in Central Park. Noi il più famoso che abbiamo incontrato è un

giornalista della rai che conduce il tg dei ragazzi. Il METROPOLITAN museum, una vera e propria overdose di arte, c’è di tutto, che pensi quanto gli americani abbiano saccheggiato in giro, a
un certo punto ti gira pure la testa (e se non era colpa di Stendhal, era perché non avevamo mangiato, e ogni volta che leggevo che ne so “il parmigianino” o “carpaccio” il mio stomaco
dirottava la mente su un orizzonte di senso culinario).

Coney island stava ferma nelle mie fantasie cinematograficamente stimolate, dovevo vederla.
Il lunapark era chiuso per la stagione, lonley planet consiglia noi obbediamo: si mangia da nathan’s qualcosa di veramente tipico e pericoloso, spiaggia semi deserta, gabbiani, il vento, l’oceano, è
il mio primo oceano, un uomo fa tai-chi, uno corre col suo cane, due vanno in cerca di oro col metaldetector, un uomo su un trabiccolo a tre ruote al traino di una specie di aquilone si diverte a imbrigliare
il vento, una famigliola ebrea gioca sulla sabbia: la bambina rincorre un bicchiere di plastica che nonostante l’ostinazione non raggiungerà mai, un gabbiano mi si fa vicino vicino, ma io l’unica cosa che
posso offrirgli al momento è una sigaretta di tabacco, glielo dico pure, lui però non si schioda e penso forse parla solo l’americano, traduco; e infine il ristorante Tatiana, con un solo tavolino e due clienti che
svolazzano riflessi sulle vetrate insieme al mare.
Ci mettiamo a raccogliere conchiglie, sul lungomare come fantasmi appaiono le foto degli uomini e delle luci che hanno fatto la storia del lunapark, esuberante l’inaugurazione nel 1903, varia ruspante
gioventù gioca in spartani campi da squash.

Svoltiamo a sinistra, abbandonando il mare, ci troviamo in piena Little Odessa, nei viali alberati che portano verso il centro, sembrerà il clichè dei potenziali sordidi retroscena, ma l’impressione era di stare in un autosalone del lusso: suv e mastodontiche macchine dai vetri oscurati brillavano pulite e linde al sole. A Little Odessa tutti parlano il russo, alcuni perché l’americano neppure lo sanno, come Leonid, ha una bancarella dove compro delle spilline di Lenin e ha gli occhi chiari e malinconici velati dalla cataratta e un sorriso che gliele comprerei tutte le spille e tutta la bancarella per farlo stare sereno e felice senza doversi sbattere così tanto per tirare a campare.

E questa è solo una parte di quello che ho vissuto, c’è stata anche la messa all’Abyssinian Baptist Church ad Harlem (non vi dico che mise), la gita alla signora della libertà e a Ellis Island, il riflesso del tramonto sui grattacieli, i concetti di uptown e downtown, la prima sera al village, i musicisti incontrati alle fermate della metro o per strada, CENTRAL PARK, il museo di storia naturale, il diner dell’edison con le cameriere burbere e frettolose vestite di rosa.
Le luci. Le luci.
Semmai mi cogliesse altra sentimentale logorrea su New York vi racconterò anche questo e altro ancora, perché new york è una città
che non finisce mai…
baci baci
Ilenia

PS: l’unica cosa che mi piace di torino in questi giorni è il freddo, che un po’ somiglia a quello degli ultimi giorni a NY. E poi svegliarsi e dalla finestra vedere a un passo la Mole innevata, e le case e gli alberi più lontani in collina come canuti fantasmi nella soffice nebbia. Fattori meteorologici cercano di convincermi che esistono validi motivi per rimanere a Torino, la mia padrona di casa che ha deciso di vendere costringendomi a pensare a ulteriore trasloco potrebbe però far pendere l’altro piatto della bilancia.

Consigli visione post TFF: coloro che predicano il buon dio spiegano l’incomprensibile con l’assurdo diceva il caro Flaubert, andate a vedere Religulous, documentario di Larry Charles, il regista di Borat.
E poi, forse difficile da reperire ma vederlo è una gran bella esperienza, certo sarebbe bene su grande schermo, ma comunque, El cant dels ocells (di Albert Serra, Spagna 2008).

Internescional #5

Lettera aperta del Ministro dell’energia inglese Milliband

Sappiamo di dover agire sui cambiamenti climatici, ma come? Con il chiarirsi delle informazioni scientifiche, mentre assistiamo agli effetti dei cambiamenti non nel futuro, ma proprio qui e ora, con le emissioni mondiali in continua crescita, i paesi del mondo sono alla ricerca di nuove strategie. Ognuno di noi può imparare dagli altri.

Nel Regno Unito ci siamo impegnati a costruire di un futuro a basso tenore di carbonio. Una legge sui Cambiamenti Climatici, la prima nel suo genere, significa che le emissioni di gas serra devono essere ridotte per legge dell’80% entro la metà di questo secolo.

L’impegno riconosce la necessità immediata di un’azione per affrontare un cambiamento di questa portata. Quindi, avviandoci verso il 2050, ci saranno “budget del carbonio” per ogni quinquennio che, come la scadenza del 2050, saranno vincolanti per legge.

C’è chi ha già obiettato che, in tempi duri per l’economia, dovremmo fare marcia indietro sui nostri obiettivi in fatto di cambiamenti climatici. In realtà, pur se sono naturalmente possibili dei compromessi, esistono anche soluzioni comuni ad entrambi i problemi: misure di risparmio energetico per le famiglie che riducono consumi ed emissioni, nonché investimenti in nuove industrie ambientali che migliorano la sicurezza energetica mentre riducono la nostra dipendenza dai combustibili inquinanti.

D’altra parte, un ritardo in questa direzione non farebbe che rendere più costoso intervenire e, nel lungo periodo, sappiamo che i costi dell’inazione sui cambiamenti climatici superano i costi dell’azione.


Dato che continueranno sempre a gravare pressioni urgenti sui politici del momento, nella legge adottata nel Regno Unito è stato inserito lo specifico impegno a farsi guidare dalle situazioni reali. Una Commissione indipendente sui cambiamenti Climatici ci ha consigliato l’obiettivo dell’80% in base agli ultimi dati scientifici, ai rapporti ONU ed alle consultazioni con esperti nazionali. Continuerà ad offrire la propria consulenza su ciascun budget del carbonio negli anni che ci dividono dal 2050, e farà ciò pubblicamente, in modo che i futuri governi saranno tenuti a spiegare le ragioni di un’eventuale mancata applicazione delle raccomandazioni.

Siamo orgogliosi della nostra legge sui Cambiamenti Climatici. Stiamo esaminando in che modo il Regno Unito possa fare la sua parte “in casa”. Siamo inoltre pienamente coinvolti nel più ampio ed ambizioso sforzo europeo. Diamo il nostro deciso sostegno all’obiettivo della Presidenza francese di concludere un accordo definitivo sul pacchetto Clima ed Energia del 2020 nel mese di dicembre. Attuando gli impegni politici assunti dagli Stati Membri nel 2007, l’Europa deve dimostrare una forte leadership mentre i negoziati internazionali sul clima entrano in una fase cruciale.

Sappiamo però che i governi da soli non sono in grado di operare questo cambiamento. Per le aziende, la riduzione delle emissioni di carbonio deve diventare una parte necessaria della propria attività. Riferire sul proprio impatto legato al carbonio è un inizio e, per le grandi società, prevediamo di renderlo obbligatorio dal 2012 con sollecitazioni continue a migliorare progressivamente la propria performance energetica e ambientale. Per le collettività, i gruppi confessionali ed i gruppi ambientalisti, rimane necessario premere in direzione del cambiamento.

Sappiamo inoltre che, anche se la determinazione nei confronti del cambiamento deve nascere a livello nazionale, essa non si può esaurire in tale ambito: abbiamo bisogno di un accordo mondiale.

Il mondo si riunisce il prossimo mese in Polonia e il prossimo anno in Danimarca. Il cammino di avvicinamento a Copenhagen passa per il mandato italiano di presidenza del G8, per cui nel prossimo futuro sarà particolarmente importante il ruolo dell’Italia sul dossier clima.

Con paesi che condividono idee ed ispirazioni, con governi e collettività che si stimolano a vicenda, sono convinto che potremo arrivare ad un accordo nel 2009 e che potremo porre le basi necessarie per creare un mondo a basso tenore di carbonio.

Altro che Obama… mi accontenterei già di uno così… 😉

Internescional #4

…news dalla Gran Bretagna…

Il governo alla ri..scossa

Varato un piano per 20 milioni di sterline per l’equipaggiamento del governo britannico con auto elettriche. Alcuni ministri, compreso quello per l’ambiente, hanno gia’ in dotazione auto con motore ibrido benzina/elettricita’. Il  nuovo piano prevede l’allargamento della flotta elettrica a tutto il governo e a diversi enti e soggetti della pubblica amministrazione tra cui:  Metropolitan police, Royal Mail (le poste) e i rappresentanti dei councils ( le regioni). La macchina elettrica allo Stato fa parte di un progetto molto piu’ ampio che destinera’ circa 100 milioni di sterline al perfezionamento e l’implementazione del sistema delle auto elettriche e veicoli a bassa emissione di CO2 in tutta la Gran Bretagna.

“Non ho fatto una bella figura, scusatemi…”

George Osborne, parlamentare dei Tories ( la destra inglese), ha rilasciato un’intervista in merito a un suo incontro privato con un magnate russo, Oleg Deripaska. L’accusa che gli e’ stata rivolta per diversi giorni e tramite tutte le maggiori testate britanniche e’ quella di aver personalmente contattato e intrattenuto rapporti amichevoli con il riccone russo allo scopo di ricevere fondi per il partito. Nel Regno Unito non e’ illegale ricevere fondi per I partiti, purche’ siano riconducibili a societa’ iscritte nel registro delle imprese inglesi. Al di la’ del fatto, che apparentemente non sussiste visto che Osborne ha negato e provato di non aver acquisito alcun capitale, la morale della favola sta nelle parole che il parlamentare ha detto durante l’intervista a Radio 4: “Credo di aver fatto un errore. In politica non e’ solo una questione di quello che si dice e si fa, ma e’ anche importante come le cose appaiono…e devo essere onesto, non c’ho fatto una bella figura. Me ne dispiaccio”.
A prescindere dal valore che si da’ alle chiacchiere…l’umilta’ di riconoscere di aver sbagliato e’ gia’ qualcosa.

Lo stato investe in tempi di crisi, ma allora sono matti?

Negli ultimi giorni ho piu’ volte letto commenti sulla scarsa lungimiranza di un governo che taglia la spesa pubblica proprio in un  periodo in cui recessione e inflazione raggiungono picchi da record. In Gran Bretagna lo stato ha deciso di pagare 3,000£ alle scuole che accoglieranno un bambino proveniente dalle localita’ piu’ povere del paese. Cioe’: 3,000£ all’anno per ciascun bambino. In questo modo non solo le scuole delle aree disagiate saranno spronate a una piu’ attenta campagna di sensibilizzazione nei confronti dello studio, ma anche gli istituti delle zone piu’ ricche si sentiranno piu’ motivati ad allargare la propria membership sulla base del valore dello studente, qualsiasi sia la sua provenienza.
Buona idea no?

Internescional #3

Molto pratico: Silvio Berlusconi torna ad essere padrino di se stesso

Articolo pubblicato il 27 Luglio in Germania

[Die Welt]

Dopo la vittoria elettorale sembrava che il Cavaliere volesse riformare il Paese. In realtà fa politica per se stesso e si paragona a un buon vino rosso.

Quando Silvio Berlusconi vede un microfono, inizia irrefrenabilmente a scherzare. Come la settimana scorsa quando, nel corso di incontro di imprenditori italiani, ha raccontato di essere come un buon vino rosso: “Miglioro con l’invecchiamento”, per poi aggiungere alla fine uno “sto scherzando”.

Anche mercoledì scorso era di ottimo umore, il suo parlamento aveva appena approvato una legge che capita proprio a fagiolo. “Questa legge è una buona cosa” ha scherzato in quell’occasione “così ora non mi tocca passare tutti i sabati incontrando i miei avvocati”. Ad appena cento giorni dall’inizio del suo terzo mandato, Berlusconi è soprattutto una cosa – il Berlusconi di sempre.

Chi aveva sperato che, eletto, si sarebbe comportato come uno statista, dev’essere rimasto deluso. “Stiamo vedendo lo stesso film di cinque anni fa”, ha affermato con rassegnazione un politico dell’opposizione. A settembre di quest’anno un giudice milanese avrebbe presumibilmente dichiarato Silvio Berlusconi colpevole di aver corrotto un avvocato inglese. Ma la legge sull’immunità, approvata questa settimana poco prima del centesimo giorno di governo, garantisce al premier la sicurezza di non dover temere alcuna condanna, nonostante i molti procedimenti in corso.

La recente decisione del Parlamento è solo l’ultima in ordine di tempo di una sfilza di leggi ad personam. Tutte insieme, fanno pensare che, scegliendo di partecipare alla vita politica del Paese, abbia pensato non da ultimo proprio a se stesso. Così nel 1994 si è messo in politica perché, dopo il crollo del sistema dei partiti all’inizio degli anni ’90, aveva perso tutti i suoi aggangi politici. Non c’era più nessuno che gli potesse spianare la strada in caso di difficoltà. Lo scrittore americano Alexander Stille nel suo libro “Citizen Berlusconi” cita questa sua frase: “Devo entrare in politica perché non ho più nessun padrino. Ora devo diventare padrino di me stesso”.

E ad aprile lo e’ di fatto diventato per la terza volta. Inizialmente era sembrato che il Cavaliere, che mai nessuno aveva preso tanto sul serio, fosse diventato un vero uomo di Stato. Ha messo insieme la sua squadra di Governo in tempi rapidissimi, come se non vedesse l’ora di emulare l’amico Nicolas Sarkozy, dichiarando allo stesso tempo di guidare tutta l’Italia verso la crescita economica. Ma quando alla fine del discorso di presentazione del Governo gridava allegramente “Viva il Parlamento, Viva l’Italia!”, era sicuramente solo uno scherzo – un altro scherzo.

Berlusconi riesce a vendere la realtà del suo partito come realtà oggettiva, anche quando questa viene smentita dai fatti. “E’ difficile capire come mai gli altri non siano in grado di riconoscere questa verità”, ha detto una volta un dipendente di Mediaset parlando del suo capo. Con i sondaggi che tiene sempre a portata di mano il funzionamento è lo stesso. Le preferenze oscillano costantemente tra il 70 e l’80%. Anche se non è vero, la sola notizia basta a far crescere i consensi effettivi. Questa tecnica è solo una parte della sua politica. Secondo il libro “Citizen Berlusconi”, l’imprenditore era solito dare questo consiglio ai suoi dipendenti: “Se volete convincere qualcuno, inventatevi una citazione e attribuitela ad un personaggio conosciuto. Chi andrà mai a verificare?”.

La maggior parte degli italiani non è infastidita da questi giochetti, per loro tutti i politici appartengono ad una casta che pensa solo a sé stessa. E l’ opposizione, in particolar modo il Partito Democratico di Walter Veltroni, fino a poco tempo fa ancora foriero di speranze, ha problemi al suo interno a causa della pesante disfatta di aprile. Il Parlamento si limita ad approvare quel che di fatto è già stato deciso dal Governo, perché spesso – e senza una grave motivazione – Berlusconi impone provvedimenti d’emergenza che richiedono l’approvazione del Parlamento dopo alcuni mesi. Questo è previsto dalla Costituzione e garantisce la rapidità degli interventi, ma il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha già avvertito Berlusconi di non fare di questa possibilità la regola.

Ma per lui il fare è un valore a sé, e il confronto parlamentare, nella migliore delle ipotesi, un giochino divertente. Venerdì sera il consiglio dei ministri ha deciso di dichiarare lo stato d’emergenza nazionale perché il numero di immigrati irregolari provenienti dall’Africa sarebbe raddoppiato. Il modo in cui è stata presa la decisione è ancor più irritante della decisione in sé, visto che già il governo Prodi aveva dichiarato lo stato d’emergenza per le regioni del Sud.

Al Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, Napolitano arriccia un po’ il naso, ma ha firmato la legge sull’immunità, nonostante la Corte Costituzionale avesse già bocciato una proposta simile nel 1994. Il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi aveva aveva spesso frenato le iniziative di Berlusconi.

Ora Silvio Berlusconi ha tempo libero il sabato: non deve più incontrarsi con i suoi avvocati, ma può dedicarsi a tenere insieme la sua baracca. Perché in autunno la Lega Nord, l’alleato con tendenze separatiste, vuole portare avanti il suo progetto preferito, il federalismo fiscale: le tasse pagate al Nord devono essere spese al Nord – e non disperdersi nel Sud, considerato inetto. Su questo punto l’altro partner della coalizione, il partito conservatore di destra Alleanza Nazionale, ha un punto di vista ben diverso, trattandosi di una formazione radicata soprattutto nel Sud del Paese. E’ una fortuna per Berlusconi avere una maggioranza così ampia in Parlamento. Così potrà continuare per altri cinque anni, fino alle elezioni del 2013, ad essere il solito vecchio Berlusconi – fare, scherzare e, nel frattempo, migliorare – proprio come un buon vino.

[Articolo originale di Martin Zöller]

Articolo tratto da Italia dall’Estero: http://italiadallestero.info

Url dell’articolo: http://italiadallestero.info/archives/528

Internescional #2

L’opposizione in piazza contro Silvio Berlusconi

Pubblicato il 9 Luglio 2008 in Svizzera

[Le Temps]

Italia, Migliaia di manifestanti si sono radunati a Roma per protestare contro le riforme della giustizia volute dal Cavaliere.

Sono ritornati a Piazza Navona, nel centro di Roma, dove Nanni Moretti aveva dato vita nel 2002 al movimento dei «girotondini», contro le leggi su misura di Silvio Berlusconi. Questa volta, il cineasta, disilluso e disgustato dopo la rielezione del «Caimano» lo scorso aprile, non si è mosso. Erano lo stesso diverse migliaia (20,000 secondo gli organizzatori) martedì sera su invito del filosofo e direttore della rivista Micromega, Paolo Flores D’Arcais, e di Antonio Di Pietro, l’ex giudice anticorruzione, a protestare contro i nuovi progetti di legge previsti dalla maggioranza in materia di giustizia.

Mentre Silvio Berlusconi è sotto processo a Milano, sospettato di aver versato 600,000 dollari ad un avvocato inglese perché fornisse una falsa testimonianza in un caso di corruzione, la sua maggioranza ha in effetti presentato un testo volto a sospendere per un anno i processi riguardanti fatti punibili con meno di 10 anni di prigione e commessi prima del 30 giugno 2002.

«Innocenti, non impuniti»
Circa 100 000 processi sono coinvolti, tra i quali quello di Silvio Berlusconi, che si considera vittima di un attacco politico da parte dei giudici. Il suo Guardasigilli, Angelino Alfano, vorrebbe inoltre far passare una legge che protegge le quattro più alte cariche dello Stato (precisamente il presidente della Repubblica, il capo del governo e i presidenti delle due Camere del parlamento) da tutte le azioni giudiziarie durante l’esercizio del loro mandato.

«Abbiamo bisogno che le alte cariche dello Stato siano innocenti, non impunite», è insorto ieri Antonio Di Pietro, contemporaneamente alla rivolta di centinaia di giudici contro il progetto. «Il modello al quale si ispira Berlusconi, non è quello degli Stati Uniti ma della Russia di Putin», ha insistito Paolo Flores D’Arcais. In chiusura, il comico Beppe Grillo, che l’anno scorso aveva scosso la classe politica italiana organizzando il Vaffanculo Day per «mandare la casta dei politici affanculo».

«Dittatura dolce»
Contro la «dittatura dolce», numerosi artisti e diversi responsabili politici si sono uniti alla manifestazione. La sinistra radicale era presente così come alcuni rappresentanti del Partito democratico (PD) a titolo personale. Molto vicino a Romano Prodi, l’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha aderito anche lui all’iniziativa.

Invece, nell’entourage di Walter Veltroni, si è tentato fino alla fine di frenare l’iniziativa. Il segretario del PD, e sfortunato candidato alle ultime elezioni legislative, teme una radicalizzazione dell’opposizione e una demonizzazione controproduttiva di Silvio Berlusconi. «Un’opposizione come quella di Di Pietro, che tratta il capo del governo da magnaccia, che solletica l’indignazione ma che non fa politica, offre un regalo a Berlusconi», ha ripetuto ieri al quotidiano La Stampa persuaso che l’opinione pubblica, nella sua grande maggioranza, non é interessata a questo tipo di conflitto tra i poteri politico e giudiziario. A sostegno della sua tesi, Walter Veltroni, che preferisce temporeggiare e non mobilitare i suoi partigiani contro le leggi su misura prima dell’autunno prossimo, può fare affidamento sui sondaggi che indicano che il potere d’acquisto, la disoccupazione e la sicurezza sono le priorità degli italiani molto prima delle questioni giudiziarie.

E’ così, in questo contesto, che Silvio Berlsuconi vuole accelerare, tanto più che la Lega Nord storce il naso. Il partito autonomista teme che il dibattito parlamentare sulla giustizia e le polemiche per proteggere Silvio Berlusconi dai magistrati ritardino l’adozione del federalismo fiscale, sfiancando il proprio elettorato. Come soluzione, la maggioranza potrebbe fare approvare al più presto l’emendamento legislativo che conferisce l’immunità ai dirigenti dello Stato per poi abbandonare l’idea di sospendere i processi, essendo a quel punto superflua per proteggere il Cavaliere.

[Articolo originale di Eric Josef]

Articolo tratto da Italia dall’Estero: http://italiadallestero.info

URL dell’articolo: http://italiadallestero.info/archives/434

Internescional #1

Inauguriamo una serie di post dedicati ai giornali esteri, soprattutto quando si occupano di noi italiani…

Silvio Berlusconi rimane un imbarazzo per la democrazia

Pubblicato il 29 Giugno 2008 in Inghilterra

The Obsever – Editoriale

Il grande paradosso della democrazia è che la libertà politica di cui ha bisogno per svilupparsi fornisce sostegno anche ai propri nemici. Una società democratica deve tollerare, fino ad un certo punto, l’attività di quei politici dagli istinti fondamentalmente antidemocratici.

Prova lampante è il fatto che Silvio Berlusconi sia stato liberamente eletto Presidente del Consiglio. Ha assunto l’incarico da 50 giorni, dopo un periodo all’opposizione, avendo precedentemente governato nei periodi 1994-95 e 2001-2006. Durante il primo mandato era stato denunciato di corruzione dai suoi avversari – ma mai condannato. E’ anche stato regolarmente accusato di nepotismo, cattiva gestione dell’economia e nazionalismo reazionario socialmente scissionista. Eppure, ha vinto ancora.

Berlusconi è stato eletto grazie a promesse di rinascita economica (l’Italia ha una delle economie dalla crescita più lenta nella zona Euro), gonfiata da l’ulteriore promessa di usare la mano pesante con la criminalità e l’immigrazione, che il partito Forza Italia presenta quotidianamente come un unico problema.

Al governo, egli ha proposto una severissima schedatura razziale, il rilevamento delle impronte digitali dei bambini Rom e la minaccia di allontanare dai propri genitori quelli che chiedono l’elemosina nelle strade italiane, una misura vista dai leader di altre minoranze come un ritorno al passato fascista dell’Italia.

Berlusconi è anche ritornato sul suo tema legislativo preferito: proteggere sè stesso dalle varie accuse di corruzione che si sono accumulate contro di lui negli anni. Vuole far passare una legge che renderebbe le più alte cariche dello Stato, inclusa ovviamente la propria, immuni da procedimenti penali. Quando ha tentato di introdurre il medesimo provvedimento nel 2004, la Corte Suprema lo giudicò anticostituzionale. Un’altra legge in via di approvazione sospenderebbe per un anno certi processi in cui il presunto crimine conduce ad una sentenza maggiore di 10 anni. Un processo del genere, che dovrebbe iniziare il prossimo mese, comprende accuse di corruzione nei confronti di Berlusconi.

Questo programma è una piccola parte della guerra spietata nei confronti della magistratura e di quei settori dei media determinati a costringerlo a rendere conto delle proprie azioni. (Il Presidente del Consiglio ha il controllo sostanziale della televisione privata e usa la propria posizione per influenzare l’emittente pubblica.) I giudici che lo perseguono, egli afferma, sono “il cancro nella nostra democrazia”.

Tutto ciò è stato condotto con le maniere spudorate ed appariscenti tipiche di Berlusconi che, se non fossero tanto inquietanti, ricorderebbero quelle del presentatore di un circo.

La guida di Berlusconi è una tragedia per gli italiani, anche se la scomoda verità a proposito di tale problema è che così tanti di loro lo hanno votato. Ciò dovrebbe servire da avvertimento per gli altri Paesi dell’Europa occidentale che ritengono che la loro cultura democratica sia così ben radicata da essere immune da minacce interne. Se questo è il grande paradosso della democrazia, il più grande cliché nella politica è che le nazioni ottengono i leader che meritano. Ma certamente l’Italia e l’Europa meritano qualcosa di meglio di Silvio Berlusconi.

Vai all’articolo originale su The Observer (in lingua inglese)

La fonte dalla quale abbiamo tratto questo articolo è un blog, Italia dall’estero, molto ben fatto e che vi consigliamo di aggiungere ai vostri preferiti…