Benedetta Sicilia…

Parlando di censure e di informazione omessa, mi preme riportare la sintesi di un articolo apparso ieri (l’altro ieri per chi legge ) sul Financial Times a firma di un giornalista inglese, che non ha neanche il benemerito cognome di origine italiana che giustifica il suo ficcanasare così a fondo in faccende nostrane.
Guy Dinmore ci spiega un po’ di cose sull’eolico in Italia, e come – insieme all’energia solare- questo settore stia attirando le attenzioni della mafia, nella sua veste col colletto bianco.
Il motivo di tanto interesse starebbe nei finanziamenti concessi dal governo italiano e dall’Unione Europea per la costruzione di parchi eolici, nonché tariffe per l’elettricità da questi prodotta tra le più alte al mondo.

Energia verde intrappolata in una rete di affari illeciti

Come sentinelle giganti, decine di turbine eoliche si ergono lungo la catena montuosa nelle vicinanze della roccaforte del famigerato clan mafioso di Corleone, in Sicilia. Ma nonostante il forte vento che fa ondeggiare gli ulivi e gli alberi di fico, le imponenti pale delle turbine rimangono immobili da oltre un anno ormai.
Più a ovest, vicino il porto di Trapani e l’antica collina di Salemi, altri due parchi eolici sono analogamente congelati.

Chi ha approvato, costruito e venduto questi progetti sull’ energia rinnovabile – sviluppati sulla base di sovvenzioni pubbliche – è ora sotto l’ inchiesta di un pool di magistrati anti-mafia, che sta cercando di seguire le fila del tentativo della criminalità organizzata di entrare nell’ambito di attività economiche regolari.
Come ha dichiarato un funzionario: “La Sicilia ha la benedizione del sole e del vento, ma è anche maledetta dalla mafia”.

Le multinazionali stanno iniziando a scoprire qualcosa che è ben noto agli investitori italiani: nascosto sotto il più generoso sistema europeo di incentivi – costituito da “crediti verdi” i responsabili dell’inquinamento industriale devono acquistare – esiste una rete di corruzione e loschi affari.

Rossana Interlandi, recentemente nominata capo del dipartimento ambiente in Sicilia, spiega che i responsabili dei progetti – che chiama “speculatori” – sono stati attratti dal fascino di una legge che obbliga l’operatore di rete nazionale a pagare i proprietari delle centrali eoliche anche quando queste non producano di energia elettrica.
I funzionari ammettono che alcuni parchi eolici non stanno fornendo energia elettrica perché alcuni operatori sono in attesa di essere connessi alla rete e di un potenziamento del collegamento via cavo che collega la Sicilia alla terraferma.
Nonostante una profusione di progetti in tutta l’Italia meridionale, il paese si trova agli ultimi posti della classifica in termini di produzione di energia eolica.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Eolica spiega che in Italia la rete eolica esistente ha generato solo 1,2% di energia elettrica nel 2007, rispetto a quasi il 20% in Danimarca e il 9,8% in Spagna.
Alcuni parchi eolici in Sicilia sono stati costruiti male, come uno nell’area di Corleone che, secondo quanto afferma un industriale, starebbe cedendo.
La Dottoressa Interlandi definisce il numero di parchi eolici in Sicilia: sarebbero 30 (anche se gli industriali affermano che la cifra è più alta) che producono un totale di 600 megawatt. Altre 60 centrali hanno ricevuto l’autorizzazione per ulteriori 1.800 MW, mentre è stata richiesta l’approvazione per altri 226 progetti, che lei dice non sarà concessa.
“Basta!” esclama lei, “troppi speculatori hanno fatto soldi sulle spalle del governo.” Vi è anche un crescente movimento di cittadini e sindaci locali che si oppongono a ciò che vedono come una deturpazione del magnifico paesaggio siciliano.
In realtà, il congelamento dei nuovi progetti è stato messo in atto sotto la precedente amministrazione di Salvatore Cuffaro, l’ex governatore della regione che si è fatto da parte un anno fa per prendere parte alle elezioni per diventare senatore in parlamento.
Solo due mesi prima l’onorevole Cuffaro era stato condannato dal tribunale di Palermo per aver aiutato la mafia in un caso riguardante il settore della sanità pubblica. In seguito a questa condanna gli sono stati dati cinque anni di carcere. Mr Cuffaro, ora senatore, ha presentato appello e il suo caso sarà rivisto questo mese.
L’impatto immediato del congelamento è stato quello di aumentare notevolmente il valore dei progetti già approvati.
Alla domanda di chi sia riuscito ad ottenere i tanto richiesti permessi la Dottoressa Interlandi ha indicato Vito Nicastri, imprenditore siciliano altrimenti conosciuto come “il signore dei venti” nei media locali, come colui che sembra aver avuto il maggior successo.
Il Financial Times ha trovato il Signor Nicastri a lavoro presso la sede della sua Eoli Costruzioni accanto al cimitero nelle vicinanze di Alcamo, una pittoresca città di collina fondata dai conquistatori arabi nel 9 ° secolo.
Prendendo un caffè il Signor Nicastri conferma di aver sviluppato la “maggioranza” dei parchi eolici in Sicilia, curando l’organizzazione del territorio, dei finanziamenti e di permessi ufficiali. Egli ha poi venduto i progetti per la costruzione a IVPC, società guidata da Oreste Vigorito, che è anche presidente dell’Associazione Eolica in Italia.
Signor Nicastri dice anche di aver lavorato su progetti di centrali eoliche che risultano in costruzione per la britannica International Power (IP); Falck Renewables, la filiale di Londra del Gruppo Falck con sede a Milano; IVPC e Veronagest, un’altra azienda italiana.

“Io non sono una prostituta per tutti. Ci sono altre prostitute per gli altri “dice Nicastri ridendo e citando altre multinazionali dell’eolico attive in Sicilia.
Il Signor Nicastri è inoltre citato, ma non accusato, in un documento giudiziario di 530-pagine visionato da FT che ha portato nel mese di febbraio all’ arresto di otto persone – funzionari locali, uomini d’affari e un presunto boss mafioso, tutti accusati di corruzione in un progetto di parco eolico. Gli investigatori che hanno tenuto sotto controllo il telefono di un funzionario locale hanno intercettato chiamate al Signor Nicastri.

Il Signor Nicastri è a conoscenza dell’inchiesta e della possibilità che possa essere di nuovo indagato, ma nega qualsiasi irregolarità.
“Pensate che possano arrestare un uomo pulito? Beh, io sono seduto a parlare con voi ora “ spiega “siamo un’azienda sana, con 100 dipendenti”aggiunge.
Per il Signor Nicastri e altri imprenditori siciliani l’ energia eolica è ormai fuori moda dal momento che il mercato è praticamente saturo. Il futuro, dicono, è il solare. Il Signor Nicastri ha già fatto domanda per l’ autorizzazione di nove grandi impianti di energia solare.
Tuttavia il governo regionale, sotto il controllo di Raffaele Lombardo, sta ora promuovendo un numero di micro-progetti che coinvolgono 5 milioni di persone in Sicilia, in modo che le singole famiglie e le imprese siano in grado di generare la propria energia eolica e solare. Parte della logica della strategia è di ridurre al minimo il coinvolgimento della mafia.”

Internescional #5

Lettera aperta del Ministro dell’energia inglese Milliband

Sappiamo di dover agire sui cambiamenti climatici, ma come? Con il chiarirsi delle informazioni scientifiche, mentre assistiamo agli effetti dei cambiamenti non nel futuro, ma proprio qui e ora, con le emissioni mondiali in continua crescita, i paesi del mondo sono alla ricerca di nuove strategie. Ognuno di noi può imparare dagli altri.

Nel Regno Unito ci siamo impegnati a costruire di un futuro a basso tenore di carbonio. Una legge sui Cambiamenti Climatici, la prima nel suo genere, significa che le emissioni di gas serra devono essere ridotte per legge dell’80% entro la metà di questo secolo.

L’impegno riconosce la necessità immediata di un’azione per affrontare un cambiamento di questa portata. Quindi, avviandoci verso il 2050, ci saranno “budget del carbonio” per ogni quinquennio che, come la scadenza del 2050, saranno vincolanti per legge.

C’è chi ha già obiettato che, in tempi duri per l’economia, dovremmo fare marcia indietro sui nostri obiettivi in fatto di cambiamenti climatici. In realtà, pur se sono naturalmente possibili dei compromessi, esistono anche soluzioni comuni ad entrambi i problemi: misure di risparmio energetico per le famiglie che riducono consumi ed emissioni, nonché investimenti in nuove industrie ambientali che migliorano la sicurezza energetica mentre riducono la nostra dipendenza dai combustibili inquinanti.

D’altra parte, un ritardo in questa direzione non farebbe che rendere più costoso intervenire e, nel lungo periodo, sappiamo che i costi dell’inazione sui cambiamenti climatici superano i costi dell’azione.


Dato che continueranno sempre a gravare pressioni urgenti sui politici del momento, nella legge adottata nel Regno Unito è stato inserito lo specifico impegno a farsi guidare dalle situazioni reali. Una Commissione indipendente sui cambiamenti Climatici ci ha consigliato l’obiettivo dell’80% in base agli ultimi dati scientifici, ai rapporti ONU ed alle consultazioni con esperti nazionali. Continuerà ad offrire la propria consulenza su ciascun budget del carbonio negli anni che ci dividono dal 2050, e farà ciò pubblicamente, in modo che i futuri governi saranno tenuti a spiegare le ragioni di un’eventuale mancata applicazione delle raccomandazioni.

Siamo orgogliosi della nostra legge sui Cambiamenti Climatici. Stiamo esaminando in che modo il Regno Unito possa fare la sua parte “in casa”. Siamo inoltre pienamente coinvolti nel più ampio ed ambizioso sforzo europeo. Diamo il nostro deciso sostegno all’obiettivo della Presidenza francese di concludere un accordo definitivo sul pacchetto Clima ed Energia del 2020 nel mese di dicembre. Attuando gli impegni politici assunti dagli Stati Membri nel 2007, l’Europa deve dimostrare una forte leadership mentre i negoziati internazionali sul clima entrano in una fase cruciale.

Sappiamo però che i governi da soli non sono in grado di operare questo cambiamento. Per le aziende, la riduzione delle emissioni di carbonio deve diventare una parte necessaria della propria attività. Riferire sul proprio impatto legato al carbonio è un inizio e, per le grandi società, prevediamo di renderlo obbligatorio dal 2012 con sollecitazioni continue a migliorare progressivamente la propria performance energetica e ambientale. Per le collettività, i gruppi confessionali ed i gruppi ambientalisti, rimane necessario premere in direzione del cambiamento.

Sappiamo inoltre che, anche se la determinazione nei confronti del cambiamento deve nascere a livello nazionale, essa non si può esaurire in tale ambito: abbiamo bisogno di un accordo mondiale.

Il mondo si riunisce il prossimo mese in Polonia e il prossimo anno in Danimarca. Il cammino di avvicinamento a Copenhagen passa per il mandato italiano di presidenza del G8, per cui nel prossimo futuro sarà particolarmente importante il ruolo dell’Italia sul dossier clima.

Con paesi che condividono idee ed ispirazioni, con governi e collettività che si stimolano a vicenda, sono convinto che potremo arrivare ad un accordo nel 2009 e che potremo porre le basi necessarie per creare un mondo a basso tenore di carbonio.

Altro che Obama… mi accontenterei già di uno così… 😉

Internescional #4

…news dalla Gran Bretagna…

Il governo alla ri..scossa

Varato un piano per 20 milioni di sterline per l’equipaggiamento del governo britannico con auto elettriche. Alcuni ministri, compreso quello per l’ambiente, hanno gia’ in dotazione auto con motore ibrido benzina/elettricita’. Il  nuovo piano prevede l’allargamento della flotta elettrica a tutto il governo e a diversi enti e soggetti della pubblica amministrazione tra cui:  Metropolitan police, Royal Mail (le poste) e i rappresentanti dei councils ( le regioni). La macchina elettrica allo Stato fa parte di un progetto molto piu’ ampio che destinera’ circa 100 milioni di sterline al perfezionamento e l’implementazione del sistema delle auto elettriche e veicoli a bassa emissione di CO2 in tutta la Gran Bretagna.

“Non ho fatto una bella figura, scusatemi…”

George Osborne, parlamentare dei Tories ( la destra inglese), ha rilasciato un’intervista in merito a un suo incontro privato con un magnate russo, Oleg Deripaska. L’accusa che gli e’ stata rivolta per diversi giorni e tramite tutte le maggiori testate britanniche e’ quella di aver personalmente contattato e intrattenuto rapporti amichevoli con il riccone russo allo scopo di ricevere fondi per il partito. Nel Regno Unito non e’ illegale ricevere fondi per I partiti, purche’ siano riconducibili a societa’ iscritte nel registro delle imprese inglesi. Al di la’ del fatto, che apparentemente non sussiste visto che Osborne ha negato e provato di non aver acquisito alcun capitale, la morale della favola sta nelle parole che il parlamentare ha detto durante l’intervista a Radio 4: “Credo di aver fatto un errore. In politica non e’ solo una questione di quello che si dice e si fa, ma e’ anche importante come le cose appaiono…e devo essere onesto, non c’ho fatto una bella figura. Me ne dispiaccio”.
A prescindere dal valore che si da’ alle chiacchiere…l’umilta’ di riconoscere di aver sbagliato e’ gia’ qualcosa.

Lo stato investe in tempi di crisi, ma allora sono matti?

Negli ultimi giorni ho piu’ volte letto commenti sulla scarsa lungimiranza di un governo che taglia la spesa pubblica proprio in un  periodo in cui recessione e inflazione raggiungono picchi da record. In Gran Bretagna lo stato ha deciso di pagare 3,000£ alle scuole che accoglieranno un bambino proveniente dalle localita’ piu’ povere del paese. Cioe’: 3,000£ all’anno per ciascun bambino. In questo modo non solo le scuole delle aree disagiate saranno spronate a una piu’ attenta campagna di sensibilizzazione nei confronti dello studio, ma anche gli istituti delle zone piu’ ricche si sentiranno piu’ motivati ad allargare la propria membership sulla base del valore dello studente, qualsiasi sia la sua provenienza.
Buona idea no?

Siamo pronti ad una scossa… elettrica?

I ripetuti riferimenti a un piano “salva-auto” in Italia danno ancora piu’ risalto a una lieta novella che sta attraversando trasversalmente la parte sana del nostro pianeta.

Si tratta dello svolgimento e della promozione di un progetto da parte dell’azienda californiana Better Place, che da anni si occupa di applicare e migliorare la tecnologia legata a fonti energetiche alternative, e in particolare, dell’energia elettrica come sostitutivo della benzina e del gas per le auto.

Il piano  quanto mai ambizioso  a cui faccio riferimento, e di cui hanno parlato diverse testate ( compresi Financial Times e Wall Street Journal), si propone di reperire 1 miliardo di dollari australiani ( US$ 668.5 milioni) per sviluppare una rete di “ricarica” elettrica nella zona est dell’ Australia in modo da permettere la libera circolazione delle macchine elettriche in una delle zone piu’ vivaci del paese.

Il sistema dovrebbe essere completato e lanciato nel 2012, quando si prevede un’adesione  di massa all’utilizzo di veicoli a batterie.

Perche’ in sostanza di alimentazione a batterie si parla.

Ma facciamo un passo indietro in modo da capire bene come funziona il progetto.

Un perfetto sistema di batterie a “zero emissioni” si bassa su tre pilastri fondamentali: piazzole di ricarica, stazioni per il ricambio delle batterie e software per la gestione dei processi.

Le piazzole di ricarica mantengono le batterie funzionanti per una distanza di 100 miglia (circa 160Km). Queste piazzole verranno dislocate nei centri dove si lavora, si fa shopping e si va a mangiare, cosi’ che si possa ricaricare ogni volta che lo indica il software-cervellone dell’auto. Per viaggi superiori alle 100 miglia entrano in gioco le stazioni di ricambio, completamente automatizzate, in cui e’ possible cambiare la batteria piu’ rapidamente di quanto ci si mette per fare un pieno di benzina.

Dal momento che la maggior parte delle batterie vengono ricaricate in casa, va a finire che queste diventano una sorta di  extra magazzino per energia pulita. In Israele infatti si sta pianificando di incamerare parte della crescente quantita’ di energia proveniente dall’industria solare proprio nelle batterie di queste macchine. Geniale.

Il resto del mondo sembra non starsene con le mani in mano.

La Renault e il governo spagnolo sono allo studio di un piano che permetta l’introduzione sul mercato di macchine totalmente elettriche entro i prossimi tre anni.

La stessa EDF ( la nostra ENEL francese) ha appena firmato un accordo per lo sviluppo in larga scala di un progetto simile in Francia.

La Renault prevede per il 2011 una domanda di circa 50,000 veicoli elettrici; nello stesso anno la societa’ comincera’ a vendere auto del genere elettrico in Danimarca, Israele e Portogallo.

Per il momento la tecnologia disponibile rappresenta gia’ un bel passo avanti: le emissioni di CO2 prodotte da una ricarica arrivano al massimo a 60g per chilometro percorso, contro la media di 158g/Km di tutte le macchine esistenti oggi sul mercato.

Parlando di aiuti all’economia reale sarebbe forse opportuno non inventarsi niente di nuovo e semplicemente fare come gli altri, mettendosi a pensare un po’ piu’ a lungo termine, per una volta.

Non voglio l’auto nuova, la voglio diversa!

13 variazioni su un tema barocco…

… ballata ai petrolieri in Val di Noto.

Vi piace Vendicari vero? È veramente un posto meraviglioso, come tutta la Val di Noto. Se ancora oggi questi posti sono intatti lo dobbiamo a tanti nostri conterronei che si sono battuti -e ancora si battono- contro gli interessi di pochi (petrolieri e politici, quelli che adesso sembrano litigare:-)) per salvare questo angolo di paradiso, sviluppando il territorio in maniera diversa, puntando veramente sul turismo. Non come fanno certi politici nostrani, che prima finanziano la ristrutturazione delle masserie col 75% a fondo perduto (scelta giusta se si vuole sviluppare il turismo), e poi danno l’autorizzazione a quattro petrolieri texani di sforacchiare un po’ dove gli pare, col rischio che se disgraziatamente si trovasse il petrolio, tutto il territorio verrebbe industrializzato, buttando nel cesso tutti i soldi già spesi per incrementare il turismo. Schizofrenia? No, è il solito pippo (leggi conflitto di interessi) che entra in gioco non appena i politici fiutano i piccioli… è sempre la solita vecchia storia…

Vi invito comunque a guardare l’intero documentario. È veramente una piccola perla che contiene spaccati di vita quotidiana, bellezze naturali, l’intelligenza e la passione dei tanti che con semplicità si battono per salvare questo patrimonio mondiale. Clicca qui per vederlo con Windows Media Player.

Oppure clicca qui per vederlo con Real Player.

E la prossima volta che andate da quelle parti, cercate di dimostrare un po’ di solidarietà a questa gente. Anche un semplice complimento alla bellezza dei luoghi, può essere una spinta poderosa, un incoraggiamento a difendere quel territorio dalla vecchia logica del petrolio con le armi della logica del turismo, l’unica logica possibile per dare un futuro alla Sicilia.

Ringraziamenti e link:

www.malastradafilm.com

www.arcoiristv.it

www.notriv.it

Chi di voi sente ancora le cicale?

La recrudescenza dei prezzi e la domanda sempre meno corrisposta dall’offerta di risorse alimentari ha spinto il governo inglese a riconsiderare la posizione rigida finora tenuta sugli OGM. Il Ministro dell’Ambiente ha comunicato la volontà di aprire le porte a culture di grano geneticamente modificato, e il dibattito si è aperto all’interno del Parlamento britannico e dell’intero paese.

Gli ambientalisti si oppongono con rabbia alla cultura di risorse OGM, che pare negli ultimi 10 anni siano state destinate alla sola alimentazione animale.

L’assunto che i raccolti geneticamente modificati siano più ricchi e rigogliosi di quelli naturali è del tutto erroneo. Uno studio portato avanti all’Università del Kansas ha scoperto che la soia modificata produce il 10% in meno del suo equivalente naturale. Lo stesso viene confermato da altri studi che riguardano il cotone ed il bushel.

Sfatato il mito della maggiore produttività, cerchiamo di vederci chiaro nella “natura” degli OGM proposti dalla moderna tecnologia e che dovrebbero salvare il mondo dalla fame.. C’è chi li paragona a CEMENTO VERDE. Questo perché i campi di grano OGM rappresenterebbero uno scenario davvero triste e desolante rispetto a quello che – i fortunati “campagnoli” come me sono abituati a vedere. Niente altro che piante di grano si estenderebbero in una vasta landa priva di insetti, farfalle, coccinelle..nessun insetto piccolissimo, e con loro anche gli uccelli che se ne cibano. Questo accadrebbe se venissero coltivati gli OGM in questione, perché quegli OGM lì sono modificati per sopravvivere all’applicazione di violentissimi pesticidi, che ucciderebbero tutti, proprio tutti i nemici delle piantagioni…e non solo quelli come abbiamo detto. In alcuni paesi la perdita della cosiddetta “wildlife” non sembra essere un grosso problema. Negli Stati Uniti – non siamo antiamericanisti, ma è quello che succede lì- ci sono campi sterminati di grano geneticamente modificato, ma non c’è altro che grano.

Per vedere insetti e allegra “vita di campo” te ne devi andare nella riserva appositamente creata – e a buon bisogno pagare un biglietto d’entrata-

No, non sono questi OGM che ci salveranno dalla fame…

Quelli che potrebbero darci una mano non li hanno ancora inventati, ovvero esistono su carta ma non praticamente.

Sono le piantagioni che resistono alla salinità del terreno ed alle siccità che però al momento sono solo una promessa fatta ai giornali più che una vera e propria soluzione.

Scusate la “bucolicità” ma pur avendo imprecato contro di loro durante gli anni della mia adolescenza nel tentativo di consumare la beneamata pennica pomeridiana, mi metterebbe troppa tristezza un’estate senza cicale.

Rigasssss…..

Abbiamo pubblicato la documentazione della Valutazione di Impatto Ambientale alla pagina Rigassifichiamoci, come risposta al decreto che prevede la possibilità di dichiarare questo tipo di infrastrutture coperte dal Segreto di Stato.  Noi crediamo sia assurdo pensare di poter superare il confronto con le popolazioni a colpi di segreti di stato, e crediamo sia anche contrario al buon senso. Spetterà al nostro Presidente del Consiglio decidere… si accettano scommesse.

Carmelo Amenta