Quello che non sapevo dell’ Islam

C’è chi, a conclusione delle innumerevoli analisi che stanno tentando di dare un senso a questa crisi economica – a parer mio – intelligentemente, chiosa che c’è una buona lezione dietro ogni periodo buio, si tratta solo di saperla cogliere.
Questo è un periodo certamente buio che va affrontato e superato con un’ insolita combinazione di realismo e ottimismo, sforzandosi di cercare segnali anche dove non vorrebbero farci leggere.
Qui ci vuole creatività signori! Ma non nel trovare nuove formule o algoritmi per aumentare la fortuna dei pochi sperando in un effetto a cascata (non mi andate a cercare l’ennesima potenza finanziaria per chiamarla DERIVATO al quadrato o al cubo!). Qui ci vuole una buona idea per ridistribuire un po’ di benessere senza far parlare la stessa lingua a tutto il mondo.

Nel Regno Unito una serie di articoli cattura la mia attenzione perché, a ben leggere, una piccola risposta ci viene suggerita, ed è il dialogo sulla possibilità di introdurre alcuni principi della Sharya nella legislazione inglese. Praticamente si vorrebbe dare la possibilità ai cittadini Islamici di poter seguire le proprie regole dettate dalla Sharya – soprattutto in ambito di condotta personale e matrimonio – laddove queste regole non siano in conflitto con il codice inglese. A me sembra un’ottima apertura che permetterebbe una convivenza tra diverse culture più positiva e ricca.

Leggo anche che la stessa idea già dal 2002 è alla base della creazione di prodotti e servizi finanziari che rispondano ai principi della Sharya.
Mi sono documentata su questi principi e ho avuto una personalissima ed intensa piccola epifania. Io possiedo una certa idea dell’Islam, vaga e dozzinale come tutti gli occidentali che si preoccupano poco di capire i fatti religiosi, tanto più quelli che riguardano altre culture. Non ho mai letto la Bibbia e troverei assolutamente non paritario dedicare tempo al Corano… Ma poi gli islamici non sono quelli che mettono il burqa alle povere donnine, si schiantano contro edifici pubblici con gli aeroplani e si fanno esplodere per festeggiare con 72 vergini in Paradiso (senza che nessuno gli dica che dovranno restare vergini)?

Beh, non l’ho letto ancora il Corano, ma dopo questa breve ricerca non escludo che lo farò.

Il principio base del sistema bancario islamico è la proibizione del Riba ( Usura o Prestito ad interesse). L’Islam non solo proibisce il Riba ma impedisce anche di investire denaro in alcol, carne di maiale, pornografia e qualsiasi altra cosa che la Sharya definisce Haram (illegale). Di seguito alcuni dei principi base che sostengono lo sviluppo dell’ordine economico islamico:

  1. Sebbene si lasci all’individuo il diritto di perseguire il benessere economico si fa una netta distinzione tra ciò che è legale (Halal) e ciò che non lo è (Haram) nel perseguimento di tale attività economica. In poche parole l’Islam proibisce tutto quelle forme di attività economiche che sono immorali o socialmente offensive;
  2. Mentre si permette agli individui di possedere una ricchezza legalmente acquisita, l’Islam rende obbligatorio spendere questa ricchezza con giudizio e non di accumularla, tenerla immobilizzata o sperperarla;
  3. Seppur si permette all’individuo di tenere un surplus di ricchezza per sé, l’Islam cerca di ridurre i gap di ricchezza nell’intera comunità partecipando al processo nominato Zakat;
  4. Pur lasciando la natura umana esprimersi, sempre non lucrando dai suo eccessi negativi, l’Islam si impegna ad evitare l’accumularsi della ricchezza nelle mani di pochi a detrimento della società, le sue leggi e del suo patrimonio;
  5. Visto nella sua interezza il sistema economico islamico punta alla giustizia sociale senza inibire l’attività individuale se non fino al punto in cui diventa offensiva per la comunità ma anche auto-distruttiva

[Tratto dal sito web dell’ Institute of Islamic Banking and Insurance]

Questo non vuole essere un semplicistico stralcio da letture di propaganda, né un inno o un voler schierarsi dalla parte dell’Islam. Questo a parer mio si chiama FUTURO, o anche una delle ULTIME POSSIBILITÀ.

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Il gas… ci guadagneremo?

Uno degli argomenti più diffusi fra i sostenitori della   costruzione di nuovi rigassificatori in Italia, è che questo ci permetterà di avere energia ad un costo contenuto, consentendoci un “passaggio dolce” dalla fine del petrolio all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.

Ecco, detta nel modo più semplice, questa è una balla colossale. Non mi credete? Ok, facciamo due riflessioni veloci veloci. Comincio col far notare (a chi non lo sapesse) che ciò che determina il prezzo di un bene è la sua “scarcity”, ovverosia la rarità del bene. Vi faccio un esempio: l’oro costa tanto perchè ce n’è poco. Bene. Un’altro fattore che concorre a determinare il prezzo è la richiesta attuale e prevista per quel bene (la domanda, in termini di mercato) . Nel caso del gas, come per il petrolio, l’incontro tra la curva di disponibilità e le previsioni della domanda determinano il prezzo. Cosa succederà allora al prezzo del gas a breve, medio e lungo periodo? Semplice. Tutte le nazioni industrializzate si stanno attrezzando e stanno potenziando le infrastrutture legate al gas (rigassificatori e reti di distribuzione), perché è ormai chiaro che il petrolio sta per finire e che gli ultimi posti dove questa risorsa è disponibile sono posti “caldi”, come l’Iraq o il Venezuela (giusto per citarne due). Quindi ci siamo lanciati tutti… il gas è il futuro! Balle. Perché non appena cominceremo a chiederne di più, tutti assieme, il prezzo salirà. Non mi credete ancora, vero? Andate allora a leggere un articolo pubblicato sul NY Times, dove parlano della situazione attuale delle infrastrutture americane, che funzionano al 10% della loro capacità, e dell’andamento futuro del prezzo del gas. Sostanzialmente gli americani si stanno mangiando le mani perché non hanno comprato abbastanza gas dall’estero (via rigassificatori), gas che attualmente costa più di quello prodotto internamente ma che, secondo gli esperti, potrebbe salire alle stelle per via dei due fattori che vi dicevo prima. In tutto il mondo la richiesta aumenta, mentre in alcune nazioni produttrici ci sono problemi e ritardi nella costruzione di nuovi impianti per liquefare il gas.

Tutto questo per dir cosa? Che quando vi dicono che i rigassificatori (insieme alle centrali nucleari di cui parleremo a breve) ci servono per calmierare il prezzo dell’energia, che avremo la corrente elettrica finalmente a prezzi onesti, che il gas ci farà risparmiare, potrete dirgli che non è vero. Rischiamo di spendere un sacco di soldi in infrastrutture, per poi comprare gas ad un prezzo comunque elevato e magari trovarci sovradimensionati rispetto alla effettiva disponibilità di gas sul mercato. Sarebbe invece più intelligente, a mio avviso, risparmiare questi soldi ed investirli in energie rinnovabili che sono il VERO UNICO FUTURO possibile, invece di perdere tempo prezioso ed investire in infrastrutture che alla fine ingrasseranno i portafogli dei soliti noti.

(foto: NY Times)