Videocracy, ovvero come ti creo una nuova (sub)cultura

È proprio vero, più una cosa ti da fastidio più è facile averla sempre sotto il naso. Sarà che ci fai caso proprio perché non la sopporti, ed entri così in una spirale che può essere interrotta solo a patto di smetterla di pensarci su. La mia domanda è: siamo sempre stati un paese di persone maleducate?

Da qualche giorno (qualcuno di più, per la verità) mi sento circondato da persone che fanno della propria maleducazione un vessillo, una bandiera da esporre e di cui approfittare ad ogni occasione. Sei in fila? Ti scavalco bellamente. E se me lo fai notare ti aggredisco pure, sostenendo che non importa, in fondo, un posto in più od uno in meno. Stai aspettando un ascensore in compagnia di alcune persone e di una persona disabile? Non appena si aprono le porte tutti si infilano e lasciano la persona in carrozzina fuori, dandole uno schiaffo (morale) in più. E potrei andare avanti (sicuramente molti di voi potrebbero aiutarmi nell’aneddotica) molto a lungo. Ma non è ciò che mi interessa. Vorrei provare a capire perché ci siamo persi per strada le regole della buona convivenza e soprattutto perché non ci si vergogna più dell’esser maleducati. Lo stronzo -pardon, gli stronzi- non sono quelli che si infilano in ascensore lasciando la signora in carrozzina di stucco, ma sei tu che ti permetti di far notare alle sardine strizzate in ascensore che certe cose “non sono carine”, e per risposta ne ottieni un “fatti i cazzi tuoi”. E ancora una volta, oltre il dover accettare la maleducazione come regola di sopravvivenza, ti tocca anche tenere a bada la voglia di tirare il signore che ti ha risposto in quel modo fuori dall’ascensore e dargliele -è il caso di dirlo pur essendo ateo- di “santa ragione”. Ma la violenza, si dice, genera solo violenza.

E allora, approfittando di questo viaggio in nave da Palermo a Genova, provo ad interrogarmi -forse vanamente- sul possibile nesso fra un popolo sempre più maleducato ed una nazione sempre più allo sfascio. Ci sarà un nesso? Possibile, ma probabilmente indimostrabile.

Una cosa però mi sembra dimostrabile. Come la sottocultura odierna abbia un’origine precisa, ovverosia vent’anni di televisione in cui si è fatto a gara nello scendere di livello,trasmissione dopo trasmissione, giorno dopo giorno, verso il peggio del peggio del peggio.

Da Colpo Grosso (chi se lo ricorda?) ed i filmetti erotici trasmessi a notte fonda fino ad arrivare ai vari reality e Marie De Filippe che distruggono le menti meno formate e più plasmabili, proponendo come modelli comportamentali ciò che fino a qualche anno fa rientrava di diritto nel catalogo del perfetto maleducato. Tutto ciò che è volgare è diventato desiderabile (basta vedere cosa propongono gli amichetti Dolce&Gabbana ai loro clienti alla moda, ad esempio).

Ed è per questo che mi piacerebbe invitare molti di voi ad andare nei prossimi giorni nelle sale cinematografiche a vedere Videocracy, un film-documentario di Erik Gandini, regista italiano, che spiega bene proprio questo fenomeno, ovvero come la televisione ha generato la cultura nella quale navighiamo -per lo più a vista- oggi. Qui sotto il trailer, che ovviamente è stato censurato da RaiSet (sempre più un’unica struttura sotto il controllo del padrone unico).

Da dopodomani lo troverete, è il caso di dirlo, nei migliori cinema. Se anche voi, come me, ogni tanto vi fate delle domande, andate a vederlo. Chissà che qualche risposta cominci a saltare fuori.

Buona visione a tutti.

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Il divo

Sono appena uscito dalla sala Quattrocento, Cinema Anteo, Milano.

Il Divo, il Divo Giulio… questo nomignolo non si sentiva ormai da un pezzo, e se non fosse stato per Paolo Sorrentino (regista strepitoso) probabilmente sarebbe stato ricordato solo nel giorno della Sua dipartita… ed invece, grazie al coraggio di Sorrentino, tutti quelli che sapevano il perché di questo nomignolo(e soprattutto sapevano chi glielo aveva dato) hanno avuto modo di ricordare, e molti di quelli che non lo sapevano hanno  avuto modo di capire. Il film non è un film verità, non riporta nessuna sconvolgente rivelazione, non racconta retroscena segreti (almeno a quelli più informati sul personaggio)…

Eppure riesce a restituire un colore, un sapore, a quel modo di fare politica tipicamente andreottiano, che non si riesce a definire se non come un oscillare fra tutte le tonalità dell’ombra, abbracciando l’ampio spettro dell’amaro…

Il Divo è stato il personaggio politico più longevo, più intrigante ed intricato che la storia politica italiana abbia mai conosciuto.

Su di lui si è detto e scritto molto, è stato indagato tante volte, è stato riconosciuto di collaborazione fattiva con la mafia (almeno fino al 1980), è stato accusato di essere il mandante dell’omicidio Pecorelli (quello che gli diede il nomignolo), ed in uno dei gradi di giudizio riconosciuto colpevole (anche se alla fine ne è uscito assolto). Tanti omicidi eccellenti in Italia hanno in qualche modo favorito la sua sopravvivenza politica, e molte sono le trame che gli sono state addebitate.

Ma il personaggio, il Divo, continua ad essere sfuggente, ambiguo.

Leggendarie le sue battute (quelle vere e quelle apocrife), leggendario il suo immobilismo apparente. Il film, ovviamente, non contiene tutta la sua vita, e molti passaggi non sono di facile comprensione se non si conosce già un po’ la storia… ma rimane un film di eccellente qualità, coraggioso nell’ affrontare la complessità del Divo, cercando di renderlo grottesco come per separarsi subito dalla ricerca della verità e per comunicarci che questo, in fondo, è solo un film.

P.S.: Una cosa mi sono chiesto, con gli amici che erano al cinema con me. E vorrei idealmente girarla a lui.

Senatore Andreotti, ma perché non si leva lo sfizio e ci racconta qualcosa della “complessità della situazione” che Lei si è trovato a gestire? Perché per una volta, invece di confessarsi col prete tutte le mattine, si confessa con noi italiani? Ci racconti cos’è veramente successo in Italia negli anni in cui lei frequentava i piani alti dei palazzi del potere. Ci racconti di Ustica, della Stazione di Bologna, di Sindona (da Lei definito “il salvatore della lira”), ecceterea eccetera eccetera…

Si batta per la desecretazione dei documenti e ci racconti la sua verità… ormai non dovrebbe più far del male a nessuno…

O no?