Siamo pronti ad una scossa… elettrica?

I ripetuti riferimenti a un piano “salva-auto” in Italia danno ancora piu’ risalto a una lieta novella che sta attraversando trasversalmente la parte sana del nostro pianeta.

Si tratta dello svolgimento e della promozione di un progetto da parte dell’azienda californiana Better Place, che da anni si occupa di applicare e migliorare la tecnologia legata a fonti energetiche alternative, e in particolare, dell’energia elettrica come sostitutivo della benzina e del gas per le auto.

Il piano  quanto mai ambizioso  a cui faccio riferimento, e di cui hanno parlato diverse testate ( compresi Financial Times e Wall Street Journal), si propone di reperire 1 miliardo di dollari australiani ( US$ 668.5 milioni) per sviluppare una rete di “ricarica” elettrica nella zona est dell’ Australia in modo da permettere la libera circolazione delle macchine elettriche in una delle zone piu’ vivaci del paese.

Il sistema dovrebbe essere completato e lanciato nel 2012, quando si prevede un’adesione  di massa all’utilizzo di veicoli a batterie.

Perche’ in sostanza di alimentazione a batterie si parla.

Ma facciamo un passo indietro in modo da capire bene come funziona il progetto.

Un perfetto sistema di batterie a “zero emissioni” si bassa su tre pilastri fondamentali: piazzole di ricarica, stazioni per il ricambio delle batterie e software per la gestione dei processi.

Le piazzole di ricarica mantengono le batterie funzionanti per una distanza di 100 miglia (circa 160Km). Queste piazzole verranno dislocate nei centri dove si lavora, si fa shopping e si va a mangiare, cosi’ che si possa ricaricare ogni volta che lo indica il software-cervellone dell’auto. Per viaggi superiori alle 100 miglia entrano in gioco le stazioni di ricambio, completamente automatizzate, in cui e’ possible cambiare la batteria piu’ rapidamente di quanto ci si mette per fare un pieno di benzina.

Dal momento che la maggior parte delle batterie vengono ricaricate in casa, va a finire che queste diventano una sorta di  extra magazzino per energia pulita. In Israele infatti si sta pianificando di incamerare parte della crescente quantita’ di energia proveniente dall’industria solare proprio nelle batterie di queste macchine. Geniale.

Il resto del mondo sembra non starsene con le mani in mano.

La Renault e il governo spagnolo sono allo studio di un piano che permetta l’introduzione sul mercato di macchine totalmente elettriche entro i prossimi tre anni.

La stessa EDF ( la nostra ENEL francese) ha appena firmato un accordo per lo sviluppo in larga scala di un progetto simile in Francia.

La Renault prevede per il 2011 una domanda di circa 50,000 veicoli elettrici; nello stesso anno la societa’ comincera’ a vendere auto del genere elettrico in Danimarca, Israele e Portogallo.

Per il momento la tecnologia disponibile rappresenta gia’ un bel passo avanti: le emissioni di CO2 prodotte da una ricarica arrivano al massimo a 60g per chilometro percorso, contro la media di 158g/Km di tutte le macchine esistenti oggi sul mercato.

Parlando di aiuti all’economia reale sarebbe forse opportuno non inventarsi niente di nuovo e semplicemente fare come gli altri, mettendosi a pensare un po’ piu’ a lungo termine, per una volta.

Non voglio l’auto nuova, la voglio diversa!

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Bbiii pi truari ‘n paccheggiu…

Quante volte abbiamo sentito questa esclamazione? E quante volte abbiamo “pazientemente” aspettato in coda che il cretino di turno spostasse la macchina parcheggiata male? Lo so, questa situazione perdura da così tanto tempo che ormai ci avete fatto l’abitudine… Augusta è finita anche su youtube per questo…

Ma se provassimo ad immaginare un modo diverso di vivere e far vivere questa tormentata isoletta?

Se il centro storico tornasse ad essere un grande “centro commerciale” (perdonate l’azzardo) all’aperto?

Dove poter passeggiare coi bambini senza il casino di automobili strombazzanti? Che vantaggio economico potrebbe trarne Augusta? Se vuoi, alla pagina del TRAFFICO si parla di questo…