la libertà di parola….

… è una presa per il culo….

non sei libero di parlare… non sei ibero di dire come la pensi…. quando lo fai, lo fai a tuo rischio e pericolo… esprimere le proprie idee è il più grande lusso che un uomo possa permettersi…

quando lo fai, anche se usi modi e toni gentili, ti giochi la tranquillità della tua vita privata… i primi e più grandi problemi possono insorgere al lavoro…. mio padre ha cercato di insegnarmi questa cosa fin da piccolo…. al lavoro non si possono avere posizioni politiche… se le hai e le esprimi, ne avrai soltanto guai… e questo sta capitando a molti, compreso il nostro amico freedomanddemocracy….

uno dei pochi uomini il cui cervello è visibile ad occhio nudo dallo spazio, è costretto a rinunciare al suo speaker’s corner su youtube…. ed è un vero peccato…. le sue analisi politiche, da italiano residente negli Stati Uniti, erano sempre molto interessanti…

sapere che da domani non ci sarà più mi fa sentire un po’ più solo…

un abbraccio affettuoso a questo grande uomo che per un po’ ci ha dimostrato che si può cercare di fare qualcosa per cambiare il mondo che ci stà attorno…

qui sotto il suo ultimo video… se ne avete voglia, postate qualche commento sul suo canale di youtube, prima che lo chiuda per sempre…

GRAZIE FREED….   CI MANCHERAI….

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…in viaggio…

…tra Torino e Milano…. mi è sempre piaciuto viaggiare in treno, è uno dei mezzi più affascinanti (a mio parere) e più vituperati…. ma se ti piace leggere o scrivere il treno è quello che fa per te…

Ultimamente scrivo sempre meno sul blog, causa tanto lavoro e un pendolarismo sentimentale che mi lascia sempre meno tempo… anche se, paradossalmente, meno scrivo più ho voglia di scrivere… ed oggi posso approfittare di un regionale -udite udite- dotato di presa elettrica e tavolino comodo per poggiare il mio portatile da 19 pollici…

di cosa vorrei parlare? tante, troppe cose… ma sono, ahimé, costretto a scegliere un argomento…

La dilagante presenza del nostro amato sultano su qualsiasi media mi costringe ancora una volta a cercare di bilanciare -almeno nella mia testa- questa realtà italiana che si trova ormai ben oltre ogni fantasia orwelliana… la condanna di Mills, Noemi, il viagra, Topolanek e topolone(k), il sequestro e la querela per le foto “assolutamente pubblicabili” (sono parole del sultano), le elezioni europee nelle quali l’imperatore rischia di diventare il partito maggioritario all’interno del PPE, i cortigiani che urlano e strepitano, gli aerei di stato utilizzati come taxi per la corte di giullari (a nostre spese)…. il flusso di informazione sovraccaricato all’inverosimile per nascondere e sparigliare tutto, usando la classica tecnica del “polverone”, le televisioni che ormai non si vergognano più di ciò che sono diventate (vedi il comitato elettorale denunciato dal chiagne e fotte Mentana), e un orizzonte che si restringe sempre di più…

comincio ad essere veramente pessimista riguardo al futuro… e stavolta il sultano non centra… o meglio, non direttamente… sono disgustato dalla gara a chi è più servo, dalla gara a chi la spara più grossa, sono schifato da quella parte di Italia che ancora oggi “giustifica e perdona tutta la vita mascalzona” di un omino che, fosse nato in una nazione veramente democratica e rispettosa dei principi basilari di convivenza fra gli uomini, sarebbe stato sbattuto in galera parecchi anni fà… ed invece stiamo qui ancora a discutere del pisello del sultano, delle sue feste a base di Viagra ( a proposito, non mi stupirei di scoprire che oltre al viagra c’è qualche altra polverina magica di mezzo), dei primi ministri stranieri coi loro piselli in tiro al bordo piscina della villa del sultano, e della probabilità che a certe feste ci fossero delle “vergini” pronte ad offrirsi al “drago”….

e la cosa che mi fà più schifo, è che una discreta fetta di cittadini italiani non solo non disapprova, ma applaude… senza rendersi conto che, oltre alla figura di merda che facciamo all’estero (i soliti italiani..), questi argomenti gli permettono di distogliere l’attenzione da questioni molto più serie, come quelle che ha provato a ricordare Draghi, e cioè il dramma di una quantità imprecisata di lavoratori (le stime sono molto difficili) che hanno perso il lavoro e che non hanno ammortizzatori sociali come negli altri paesi… e noi ce ne fottiamo perché il sultano -e tutti gli accoliti al seguito- hanno detto che la crisi è finita…. maghi del marketing e della rassicurazione, sicuramente, ma veramente pessimi come politici… la crisi non è ancora finita, o meglio, non abbiamo ancora visto le ripercussioni sull’economia reale, ed io credo che saranno ben più devastanti di quello che abbiamo già visto, e tutto questo solo e soltanto perché abbiamo al potere una classe politica di una incompetenza davvero abissale… mentre all’estero i governi cercano di approfittare di questa crisi per correggere le storture di un mercato che, nella versione ultraliberista alla Friedman, ha fallito completamente e su tutti i fronti, in Italia stiamo a guardare e a dirci che la crisi non c’è più, che possiamo andare avanti tranquillamente, che in Italia stiamo tutti bene perché abbiamo tutti il cellulare e ci sono tante automobili in giro…  invece di parlare, per esempio, di come potremmo migliorare l’efficienza energetica di questa nazione (che ha dei livelli da terzo mondo) creando un sacco di nuovi posti di lavoro, parliamo delle scorribande del premier e delle troie di regime…. invece di chiedere alla Fiat cosa ha intenzione di fare rispettto agli stabilimenti italiani, preferiamo parlare dello shopping (improbabile secondo i migliori economisti) che Marchionne sta cercando di fare all’estero…. invece di parlare di un paracadute sociale per tutti i precari che hanno perso il posto di lavoro e che sono sempre più gli “schiavi moderni” di questo falso capitalismo degli sfruttatori, parliamo dell’uccello del sultano…

cari amici, non so’ cosa ci aspetta, ma sono convinto che lo scopriremo ben presto…

e speriamo non sia un finale stile “Garage Olimpo”….

perché non vogliamo il rigassificatore…

il seguente comunicato è tratto da Avvenimenti Iblei.

Richiesta la verifica di adempimento delle disposizioni di diritto comunitario relativamente al progetto di costruzione del rigassificatore Erg-Shell di Melilli.

SIRACUSA – I comitati “No Rigassificatore” di Priolo e Melilli, e le Associazioni “AugustAmbiente” di Augusta, “Vivere di Rosolini” e “Decontaminazione Sicilia”, si sono rivolte alla Comunità Europea per chiedere di accertare la legittimità dell’eventuale rilascio delle autorizzazioni sull’iter di costruzione degli impianti.
Ecco le ragioni del dissenso, esposte dai comitati.

1)      La pericolosità intrinseca dell’impianto è tale da renderne inaccettabile la localizzazione nel sito prescelto. Trattasi infatti di impianto a rischio di incidente rilevante come da direttive “Seveso” tutt’ora vigenti e dalle quali ne è vietata la realizzazione in siti come quello nel quale si intende ubicarlo. Infatti detto impianto sorgerebbe a circa 200 metri dall’impianto etilene della Polimeri Europa che, nel maggio del 1985 scoppiò, andando completamente distrutto. Praticamente sorgerebbe all’interno della raffineria Erg Nord, nella quale si verificò il pauroso incendio del 30 aprile e del 1° maggio 2006. Detto incendio assunse proporzioni preoccupanti tanto che il direttore dello stabilimento attivò il P.E.I. (Piano d’Emergenza Interno) dichiarò l’Emergenza Grandi Rischi Esterna, disponendo il fermo degli impianti. A seguito della comunicazione dell’Emergenza Esterna, la Prefettura di Siracusa attivava il “Piano dei Cancelli” con la chiusura sia delle strade che collegano il polo industriale con i centri abitati che la linea ferroviaria Siracusa-Catania. La Capitaneria di Porto di Augusta provvedeva a far sospendere le operazioni commerciali in atto ed far allontanare dalla rada le 14 navi in prossimità dell’incendio. Infine negli ultimi 3 mesi del 2008 si sono verificati 5 incidenti nella zona industriale in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, di cui 3 incendi proprio nella raffineria Erg Nord ed il crollo parziale del pontile vicino al sito destinato al rigassificatore. Dato il sito prescelto, anche un incidente non immediatamente catastrofico, avrebbe quindi grandi probabilità di innescare un effetto “domino” che concretizzerebbe un rischio imprevedibile per gli insediamenti umani limitrofi. A tali conclusioni sono giunti anche i Consulenti incaricati dal Comune di Melilli, Avv. Mario Giarrusso e Prof. Giuliano Cammarata dell’Università di Catania. Che il sito prescelto abbia un grado di pericolosità tale da rendere improponibile la realizzazione di un altro impianto a rischio di incidente rilevante, quale è il rigassificatore, risulta assai chiaro dalla delibera n. 111 del 23/10/2008, del Comitato Tecnico Regionale per la Sicilia, notificata alla ERG, ai Comuni di Melilli e Priolo, alla Provincia Reg.le di Siracusa, alla Questura di SR, alla Prefettura di SR, all’Assessorato Reg.le Territorio e Ambiente, all’Assessorato Reg.le all’Industria, al Ministero dell’Ambiente, dell’Industria e delle Infrastrutture nel novembre 2008, nella quale, si esprime giudizio negativo sulle attuali condizioni di sicurezza dello stabilimento ERG (nel quale si propone appunto la costruzione del rigassificatore) e si sottolinea che non potranno essere prese in considerazione proposte che prevedano incrementi del preesistente livello di rischio.

2)      L’area nella quale si vorrebbe collocare l’impianto è zona sismica di primo grado e, in caso di sisma, qualunque precauzione tecnologica sarebbe inutile ed è legittimo aspettarsi delle inevitabili perdite di GNL che, con un evento sismico di proporzioni pari a quello del 1990 o superiori, troverebbero sicuro “innesco” nelle fiaccole sempre attive del petrolchimico, determinando gli eventi di cui al punto 1), con devastazione dei territori circostanti, perdita di vite umane e scarico, in atmosfera, di abnormi quantità di tossici e cancerogeni che graverebbero sulla salute e sulla vita dei Siciliani per decine di anni. A sostegno e prova di quanto sopra, si consideri il voto del CRU (Comitato Regionale Urbanistico) n. 41/1991 che riporta elencati cronologicamente al foglio n. 3, i numerosi terremoti che hanno colpito la Sicilia sud-orientale; indica i periodi di ritorno caratterizzati sempre dallo stesso epicentro, quello del 13/12/90 di Augusta. Detto documento indica infatti i periodi di ritorno dei sismi: 144 anni per i sismi compresi fra il 7° e il 9° grado (penultimo nel 1848, atteso nel 1992 ed avvenuto il 13/12/1990) e quelli fra il 9° e 11° grado periodo di ritorno 322 anni (ultimo 1693, atteso entro i prossimi 10 anni: 2015, stando alle previsioni). Nello stesso documento al foglio n 25 si legge testualmente: “Riteniamo che gran parte dei Comuni della Sicilia orientale dovrebbero essere riclassificati ed inclusi tra i Comuni di 1° cat.”, cosa non ancora attuata, visto che la zona in oggetto rimane classificata come S-9.

3)      La zona in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, assieme al porto di Augusta, è anche zona militare. Infatti in essa è presente una importante base della Marina Militare Italiana e della NATO, quest’ultima dotata di pontile proprio per attracco anche di sommergibili nucleari. Pontile Nato che verrebbe a trovarsi a non più di 200 metri dal pontile destinato alle metaniere, e poco distante dai depositi militari di Cava Sorciaro (Nato e Marina militare Italiana). Pertanto tre grossi fattori di rischio che potrebbero malauguratamente sommarsi fra di loro: sismico, chimico-industriale e bellico, infatti sia le navi metaniere con i suoi 140.000 m3 di GNL che l’impianto stesso, con i suoi tre enormi serbatoi di stoccaggio a terra da 450.000 m3, rappresenterebbero un target ideale per organizzazioni terroristiche.

4)      Il GNL arriverebbe al porto di Augusta su navi metaniere delle quali sono ben noti i pericoli, sia in fase di scarico, che in fase di navigazione. Tant’è che è interdetta la navigazione a qualsiasi natante attorno alle metaniere in navigazione ed all’interno del porto. La possibile perdita di una nube di metano, peraltro prevista come cosa normale nello stesso progetto ERG-Shell, a seconda della forza e direzione dei venti e della distanza dalla costa, rappresenterebbe un pericolo assolutamente incompatibile con la costante presenza di fonti di ignizione quali le torce del petrolchimico. Se è la stessa Erg-Shell a dichiarare che le perdite in fase di scarico sono inevitabili, come si può consentire una simile attività all’interno di uno stabilimento come quello “dipinto” dal CTR nella relazione di cui si è detto?

5)      Paralisi di tutte le attività portuali: le dimensioni stesse delle metaniere e le eccezionali precauzioni che ne accompagnano l’ingresso e l’uscita dai porti e la navigazione, significherebbero (in media ogni tre giorni) un blocco al traffico di navi mercantili e militari, di cui alcune, come detto, a propulsione nucleare che accedono ed escono dal porto.

6)      Come dimostrano i dati Regionali sulla situazione energetica della Sicilia, l’impianto in questione è tutt’altro che necessario: in quanto la Sicilia produce nelle sue 5 raffinerie una quantità di prodotti petroliferi finiti superiori al 45% del fabbisogno nazionale; in Sicilia arriva metano algerino e metano libico che solo in piccola parte serve per i consumi regionali; in Sicilia c’è una sovrapproduzione di energia elettrica che, assieme al metano, per la maggior parte viene esportata nel resto d’Italia. Inoltre, data la recente scoperta di ENI ed Edison di alcuni giacimenti di metano al largo della costa siciliana fra Agrigento e Gela, non appare ragionevole la costruzione di rigassificatori, mentre appare opportuna la scelta di sfruttare le nostre risorse e riservare maggiore attenzione alle energie rinnovabili e non inquinanti come il fotovoltaico e l’eolico.

7)      Danno economico diretto si concretizzerebbe per i Cittadini in quanto se, da un lato, grazie alla delibera 178/2005 dell’Autorità per l’Energia e il Gas (art. 13 comma 2), lo Stato Italiano si impegna a corrispondere per 20 anni ai gestori di impianti di rigassificazione l’80% dei ricavi di riferimento, anche in caso di inutilizzo dell’impianto (ovviamente il denaro necessario proverrebbe dalle bollette), dall’altro non va ignorata la circostanza che i Paesi produttori di GNL (Paesi liquefattori) non hanno tanta disponibilità di gas da far fronte alle richieste dei 53 rigassificatori già esistenti su tutto il pianeta. E’ ragionevole, quindi, dedurre che i ben 15 rigassificatori progettati in Italia potrebbero restare a corto di rifornimenti ed i gestori avrebbero lo stesso gli utili derivanti dal dettato della citata delibera, mentre a noi rimarrebbe solo il pericolo e il danno economico.

8)      Analoghe considerazioni suscita l’argomentazione relativa all’uso del metano in sostituzione degli oli combustibili, al fine di ridurre le emissioni in atmosfera per il funzionamento degli impianti. Ma per detto scopo, se le aziende fossero state rispettose dell’ambiente, avrebbero potuto già da almeno 20 anni, usare il metano che arriva via gasdotto o il singas che la Isab Energy ricava dal “fondo del barile” invece di destinarlo alla lucrosa produzione di energia elettrica. Inoltre è convinzione comune che il problema dell’inquinamento dell’aria nel polo industriale si possa risolvere con l’ammodernamento degli impianti, con una saggia manutenzione programmata, con il controllo in continuo anche delle emissioni degli organoclorurati, come diossine e benzofurani, e con il rispetto delle Norme Comunitarie e Nazionali in materia, così come sostanzialmente indicato dal CTR nel documento di cui si è già detto.

9)      In fase di rilascio V.I.A. non è stata tenuta in nessun conto la volontà popolare (referendum del Comune di Priolo con il 98,71% di No a detto impianto), ed i cittadini non sono stati interpellati come previsto dall’art. 23 del dlgs. 334/99. Inoltre a Melilli, malgrado la raccolta di firme per l’indizione del referendum sul rigassificatore ed il successivo parere favorevole del Consiglio Comunale, a tutt’oggi non è stato indetto alcun referendum. Sempre in fase di rilascio V.I.A. non è stato tenuto in giusto conto il D.M. LL.PP. 9 maggio 2001 “Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.
In circa 15 km di costa si affacciano tre raffinerie, diverse centrali termoelettriche, diversi impianti petrolchimici, un inceneritore per rifiuti speciali e pericolosi, un depuratore di acque reflue industriali, un cementificio, un impianto di produzione di calce, un impianto di produzione di ossigeno e azoto liquido; malgrado l’esistenza di tanti stabilimenti vengono ancora proposti un inceneritore di RSU da 500 mila tonnellate/anno, un inceneritore di biomasse ed una piattaforma polifunzionale per rifiuti pericolosi industriali.

10)  Non è stato tenuto in debita considerazione il dlgs. 17 agosto 1999 n. 334 “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose” di cui fa parte il metano.

Che simpatici questi tedeschi…

Si commenta da sé….

il ventennio del cavaliere…

Pubblico (tratto da Repubblica) una parte dell’introduzione del libro “Lo Statista. Il ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo.” di Massimo Giannini (che vi invito a leggere) appena uscito in libreria.

“I codardi della radio e i teppisti miliardari dell’editoria controllata dalla Casa Bianca della banda di Lindbergh dicono che Winchell è stato licenziato per aver gridato “al fuoco!” in un teatro affollato. Signor New York City e signora, la parola non era “fuoco”. Era “fascismo” che Winchell ha gridato. E lo è ancora. Fascismo! Fascismo! E io continuerò a gridare “fascismo” a ogni folla di americani che riuscirò a trovare finché il partito del tradimento filo-hitleriano di Herr Lindbergh non sarà espulso dal Congresso il giorno delle elezioni”.

Non so dire bene il perché. Ma quando ho cominciato a pensare a un libro su Silvio Berlusconi le prime immagini che mi sono venute in mente sono state quelle descritte da Philip Roth nel suo Complotto contro l’America, il racconto fanta-politico su Sir Charles Lindbergh che vince le elezioni del 1940 al posto di Roosevelt facendo precipitare gli Stati Uniti e il mondo intero nell’incubo. Grande aviatore e trasvolatore di oceani, ovunque atterri con il suo mitologico Spirit of St. Louis trova ad aspettarlo i reporter dei giornali e migliaia di cittadini radunati per vedere e acclamare il loro giovane presidente, con la sua famosa giacca a vento e il caschetto di pelle da aviatore.

Il romanzo di Roth è un affresco superbo sul declino di una nazione assuefatta. Sulla sua progressiva caduta di attenzione sociale e di tensione morale. Questione di luoghi, questione di simboli. Il Palazzo romano al posto di Washington. L’Italia profonda al posto dell’America. Il predellino di una Mercedes al posto della cabina di un monoplano. Il doppiopetto al posto della giacca a vento. O la bandana al posto del caschetto. Non so perché. Ma per quanto ardita e fantasiosa, la comparazione mi ha convinto. Ho cominciato a scrivere. Stimolato anche dalle amare riflessioni di un Grande Vecchio della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: “Gli italiani sono presi da una strana cupidigia di servitù. E più Berlusconi straccia il tessuto istituzionale, più loro chiedono di essere servi”. Non è una bella immagine. Ma purtroppo è drammaticamente vera.

La prima tesi di questo libro è che il Cavaliere è ormai uno Statista. Tra i peggiori della storia patria. Ma un vero Statista, che ha saldamente in mano il destino della nazione… Tra cinquant’anni, quando saranno finalmente spurgati gli ultimi liquami ideologici dell’estenuante Novecento italiano, gli storici si affacceranno sull’abisso della Prima Repubblica e dovranno riconoscere che tutto quello che è venuto dopo (si tratti di Seconda, di Terza o di Nessuna Repubblica) si chiama Berlusconi. Quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo dal 1994, con qualche marginale intermezzo, è a tutti gli effetti il Ventennio berlusconiano.

Non c’è vizio privato o virtù pubblica, carattere culturale o ethos popolare, che l’uomo di Arcore non abbia saputo al tempo stesso anticipare o amplificare, in un vorticoso e a tratti misterioso gioco di specchi in cui alla fine era ed è sempre più difficile distinguere chi riflette che cosa. Con il terzo trionfo elettorale del 2008, Berlusconi si è ripreso definitivamente l’Italia… e come il fascismo per Piero Gobetti, anche il berlusconismo ha finito per trasformarsi davvero in un’altra “biografia della nazione”…

Lo dice lui stesso, alla costituente del Pdl: “Il nostro non è soltanto un nuovo partito, è la nuova Italia. E’ una grande forza politica che riunisce tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra e che ci hanno fatto conoscere la loro volontà alle ultime elezioni”. Nulla da eccepire: quando ha ragione, ha ragione…
La seconda tesi di questo libro è che quella italiana è ormai una democrazia in profonda trasformazione. Lo Statista sta trascinando l’Italia su un terreno che definirei “post-democratico”, secondo la formula coniata da Colin Crouch… Non è una dittatura in senso classico, ma sicuramente una democrazia “nella sua parabola discendente”.

Ma discendente verso cosa? Il punto di caduta di questa deriva italiana è una forma moderna di “totalitarismo” post-ideologico, inteso in senso tecnico e filosofico. L’Italia è troppo disincantata per incappare in un vero “regime” in cui siano conculcate le libertà fondamentali… La posta in gioco è un’altra. E’ una nuova, subdola ma comunque pericolosa forma di egemonia politico-culturale. E’ lo svuotamento e il depotenziamento dei “luoghi” nei quali si sviluppano una riflessione oppositiva e una visione positiva sull’Italia che c’è e su quella che ci vorrebbe.

E’ l’assenza di poteri autonomi che bilanciano lo strapotere dell’esecutivo, dalle istituzioni all’establishment economico-finanziario, ridotto a un puro ruolo di vassallaggio, ricattato e ricattabile attraverso il meccanismo incestuoso delle concessioni governative e il circuito perverso del finanziamento bancario.

E’ lo sgretolamento dei contenuti della politica, lo smantellamento sistematico della verità dei fatti, il disfacimento scientifico del linguaggio, che trasforma l’informazione in “rumore bianco”, ininfluente e inascoltabile, e omogeneizza tutto, il consenso e il dissenso, nel frullatore dell’assenso… Fareed Zakaria, nel suo Democrazia senza libertà teorizza l’esistenza delle “democrazie illiberali”, che combinano elezioni e autoritarismo. “Spesso, i governi democratici rivendicano una sovranità, ovvero un potere assoluto, e questo determina un eccessivo accentramento dell’autorità, non di rado mediante mezzi extracostituzionali e con esiti non sempre apprezzabili.

Ne deriva una forma di governo non troppo diversa da una dittatura, nonostante la maggiore legittimità”. Non so perché. Ma ancora una volta questi ragionamenti mi fanno pensare alle cose che succedono dalle nostre parti.

La terza tesi di questo libro è che lo Statista va ormai preso sul serio. Nel suo “ramo” è davvero il “professionista” migliore su piazza, e non può più essere trattato come un fenomeno da baraccone. E il suo governo di destra dura e pura riflette inevitabilmente la “vocazione totalitaria” di chi lo guida, ma sta dicendo e facendo cose che piacciono agli italiani… Dice Giulio Tremonti, ideologo della maggioranza: “L’Italia è un Paese sostanzialmente di centrodestra. C’è stata una maggioranza di centrodestra, c’è e ci sarà. Il problema è dare una rappresentanza a questa massa maggioritaria di voti”.

Sono convinto, a malincuore, che il superministro dell’Economia abbia ragione… Il conflitto di interessi è e resta senz’altro “un” problema. Ma non è più “il” problema. Quello che Umberto Eco aveva definito a suo tempo “cesarismo elettronico”, come cifra del nuovo potere berlusconiano, è oggi solo il corollario di un epifenomeno politico e sociale molto più radicato e complesso… Ormai non è più vero quello che scrisse una volta Furio Colombo, e cioè che siamo al cospetto di “un leader elettronico che non ha un popolo, ma un pubblico di spettatori”.

La novità di questa terza reincarnazione berlusconiana è che il leader non è più solo “elettronico”, ma si è fatto compiutamente “politico”. E soprattutto non ha più solo “un pubblico”, ma ormai si è costruito anche “un popolo”…

La quarta tesi di questo libro è che il berlusconismo ha davvero alcuni tratti in comune con il fascismo. La contiguità, e la continuità, non è ovviamente con un regime inteso come struttura violenta e repressiva. Ma come sovrastruttura politica, sociale e culturale incline ad un autoritarismo e un plebiscitarismo che oggi possono spaventare molti di noi, ma che incontrano il favore della gente. Niente succede per caso. Ci sarà un motivo se fino ad oggi, nonostante un’episodica eccezione nell’ultimo 25 aprile, lo Statista non è mai riuscito a dichiararsi apertamente e serenamente “antifascista”.

Ci sarà un motivo se oggi ci sono sindaci che rivalutano il Ventennio e ministri che celebrano Salò. Ci sarà un motivo se un gruppo di giovani squadristi neofascisti fa irruzione negli studi Rai di via Teulada per una “spedizione punitiva” contro un programma televisivo. E ancora, ci sarà un motivo se oggi, 27 anni dopo la scoperta della famosa lista nella villa di Castiglion Fibocchi, rispunta fuori Licio Gelli, addirittura in un suo spettacolo in tv: “Sono nato sotto il fascismo, sono fascista e morirò fascista… L’unico che può portare avanti il Piano di rinascita democratica è Berlusconi”.

Nessuno, e io meno che mai, pensa per questo che il premier non rappresenti il governo legittimo del Paese, democraticamente eletto dagli italiani… Ma la consapevolezza di quella legittimità formale non deve impedire di constatare, e soprattutto di contestare, l’inammissibilità sostanziale di molte enunciazioni e di molte decisioni. Per lo più illiberali, a volte persino incostituzionali… Paragonare il Ventennio del Cavaliere al Ventennio del Duce non è un reato.

Tanto più che adesso è lo stesso Statista ad autorizzare il confronto, scherzando con i cronisti: “Con altri cinque anni arrivo a 19 anni di attività politica. Quanti ne mancano, per arrivare a quello lì?” Eppure, ancora una volta, c’è poco da scherzare. Leggo da Democrazia e dittatura, scritto nel giugno 1934 da Gaetano Salvemini: “Il leader di una democrazia dice ai suoi avversari: “Credo di avere ragione, ma potrei aver torto; fatemi provare a vedere quali sono i risultati pratici delle mie azioni. Se saranno negativi, allora avrete la vostra occasione”. Il dittatore dice: “Ho ragione io, e i risultati della mia attività saranno sempre buoni”; “o con me o contro di me”; “tutto dentro lo Stato, niente fuori dallo Stato, niente contro lo Stato”; “lo Stato sono io, chi si oppone allo Stato è un fuorilegge””. Vedete voi, sulla base di quello che dice e che fa, dov’è più giusto collocare il nostro presidente del Consiglio.

Internescional #4

…news dalla Gran Bretagna…

Il governo alla ri..scossa

Varato un piano per 20 milioni di sterline per l’equipaggiamento del governo britannico con auto elettriche. Alcuni ministri, compreso quello per l’ambiente, hanno gia’ in dotazione auto con motore ibrido benzina/elettricita’. Il  nuovo piano prevede l’allargamento della flotta elettrica a tutto il governo e a diversi enti e soggetti della pubblica amministrazione tra cui:  Metropolitan police, Royal Mail (le poste) e i rappresentanti dei councils ( le regioni). La macchina elettrica allo Stato fa parte di un progetto molto piu’ ampio che destinera’ circa 100 milioni di sterline al perfezionamento e l’implementazione del sistema delle auto elettriche e veicoli a bassa emissione di CO2 in tutta la Gran Bretagna.

“Non ho fatto una bella figura, scusatemi…”

George Osborne, parlamentare dei Tories ( la destra inglese), ha rilasciato un’intervista in merito a un suo incontro privato con un magnate russo, Oleg Deripaska. L’accusa che gli e’ stata rivolta per diversi giorni e tramite tutte le maggiori testate britanniche e’ quella di aver personalmente contattato e intrattenuto rapporti amichevoli con il riccone russo allo scopo di ricevere fondi per il partito. Nel Regno Unito non e’ illegale ricevere fondi per I partiti, purche’ siano riconducibili a societa’ iscritte nel registro delle imprese inglesi. Al di la’ del fatto, che apparentemente non sussiste visto che Osborne ha negato e provato di non aver acquisito alcun capitale, la morale della favola sta nelle parole che il parlamentare ha detto durante l’intervista a Radio 4: “Credo di aver fatto un errore. In politica non e’ solo una questione di quello che si dice e si fa, ma e’ anche importante come le cose appaiono…e devo essere onesto, non c’ho fatto una bella figura. Me ne dispiaccio”.
A prescindere dal valore che si da’ alle chiacchiere…l’umilta’ di riconoscere di aver sbagliato e’ gia’ qualcosa.

Lo stato investe in tempi di crisi, ma allora sono matti?

Negli ultimi giorni ho piu’ volte letto commenti sulla scarsa lungimiranza di un governo che taglia la spesa pubblica proprio in un  periodo in cui recessione e inflazione raggiungono picchi da record. In Gran Bretagna lo stato ha deciso di pagare 3,000£ alle scuole che accoglieranno un bambino proveniente dalle localita’ piu’ povere del paese. Cioe’: 3,000£ all’anno per ciascun bambino. In questo modo non solo le scuole delle aree disagiate saranno spronate a una piu’ attenta campagna di sensibilizzazione nei confronti dello studio, ma anche gli istituti delle zone piu’ ricche si sentiranno piu’ motivati ad allargare la propria membership sulla base del valore dello studente, qualsiasi sia la sua provenienza.
Buona idea no?

Senza Stato, né legge….

Come sempre di un’ efficacia disarmante… 🙂