Internescional #3

Molto pratico: Silvio Berlusconi torna ad essere padrino di se stesso

Articolo pubblicato il 27 Luglio in Germania

[Die Welt]

Dopo la vittoria elettorale sembrava che il Cavaliere volesse riformare il Paese. In realtà fa politica per se stesso e si paragona a un buon vino rosso.

Quando Silvio Berlusconi vede un microfono, inizia irrefrenabilmente a scherzare. Come la settimana scorsa quando, nel corso di incontro di imprenditori italiani, ha raccontato di essere come un buon vino rosso: “Miglioro con l’invecchiamento”, per poi aggiungere alla fine uno “sto scherzando”.

Anche mercoledì scorso era di ottimo umore, il suo parlamento aveva appena approvato una legge che capita proprio a fagiolo. “Questa legge è una buona cosa” ha scherzato in quell’occasione “così ora non mi tocca passare tutti i sabati incontrando i miei avvocati”. Ad appena cento giorni dall’inizio del suo terzo mandato, Berlusconi è soprattutto una cosa – il Berlusconi di sempre.

Chi aveva sperato che, eletto, si sarebbe comportato come uno statista, dev’essere rimasto deluso. “Stiamo vedendo lo stesso film di cinque anni fa”, ha affermato con rassegnazione un politico dell’opposizione. A settembre di quest’anno un giudice milanese avrebbe presumibilmente dichiarato Silvio Berlusconi colpevole di aver corrotto un avvocato inglese. Ma la legge sull’immunità, approvata questa settimana poco prima del centesimo giorno di governo, garantisce al premier la sicurezza di non dover temere alcuna condanna, nonostante i molti procedimenti in corso.

La recente decisione del Parlamento è solo l’ultima in ordine di tempo di una sfilza di leggi ad personam. Tutte insieme, fanno pensare che, scegliendo di partecipare alla vita politica del Paese, abbia pensato non da ultimo proprio a se stesso. Così nel 1994 si è messo in politica perché, dopo il crollo del sistema dei partiti all’inizio degli anni ’90, aveva perso tutti i suoi aggangi politici. Non c’era più nessuno che gli potesse spianare la strada in caso di difficoltà. Lo scrittore americano Alexander Stille nel suo libro “Citizen Berlusconi” cita questa sua frase: “Devo entrare in politica perché non ho più nessun padrino. Ora devo diventare padrino di me stesso”.

E ad aprile lo e’ di fatto diventato per la terza volta. Inizialmente era sembrato che il Cavaliere, che mai nessuno aveva preso tanto sul serio, fosse diventato un vero uomo di Stato. Ha messo insieme la sua squadra di Governo in tempi rapidissimi, come se non vedesse l’ora di emulare l’amico Nicolas Sarkozy, dichiarando allo stesso tempo di guidare tutta l’Italia verso la crescita economica. Ma quando alla fine del discorso di presentazione del Governo gridava allegramente “Viva il Parlamento, Viva l’Italia!”, era sicuramente solo uno scherzo – un altro scherzo.

Berlusconi riesce a vendere la realtà del suo partito come realtà oggettiva, anche quando questa viene smentita dai fatti. “E’ difficile capire come mai gli altri non siano in grado di riconoscere questa verità”, ha detto una volta un dipendente di Mediaset parlando del suo capo. Con i sondaggi che tiene sempre a portata di mano il funzionamento è lo stesso. Le preferenze oscillano costantemente tra il 70 e l’80%. Anche se non è vero, la sola notizia basta a far crescere i consensi effettivi. Questa tecnica è solo una parte della sua politica. Secondo il libro “Citizen Berlusconi”, l’imprenditore era solito dare questo consiglio ai suoi dipendenti: “Se volete convincere qualcuno, inventatevi una citazione e attribuitela ad un personaggio conosciuto. Chi andrà mai a verificare?”.

La maggior parte degli italiani non è infastidita da questi giochetti, per loro tutti i politici appartengono ad una casta che pensa solo a sé stessa. E l’ opposizione, in particolar modo il Partito Democratico di Walter Veltroni, fino a poco tempo fa ancora foriero di speranze, ha problemi al suo interno a causa della pesante disfatta di aprile. Il Parlamento si limita ad approvare quel che di fatto è già stato deciso dal Governo, perché spesso – e senza una grave motivazione – Berlusconi impone provvedimenti d’emergenza che richiedono l’approvazione del Parlamento dopo alcuni mesi. Questo è previsto dalla Costituzione e garantisce la rapidità degli interventi, ma il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha già avvertito Berlusconi di non fare di questa possibilità la regola.

Ma per lui il fare è un valore a sé, e il confronto parlamentare, nella migliore delle ipotesi, un giochino divertente. Venerdì sera il consiglio dei ministri ha deciso di dichiarare lo stato d’emergenza nazionale perché il numero di immigrati irregolari provenienti dall’Africa sarebbe raddoppiato. Il modo in cui è stata presa la decisione è ancor più irritante della decisione in sé, visto che già il governo Prodi aveva dichiarato lo stato d’emergenza per le regioni del Sud.

Al Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, Napolitano arriccia un po’ il naso, ma ha firmato la legge sull’immunità, nonostante la Corte Costituzionale avesse già bocciato una proposta simile nel 1994. Il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi aveva aveva spesso frenato le iniziative di Berlusconi.

Ora Silvio Berlusconi ha tempo libero il sabato: non deve più incontrarsi con i suoi avvocati, ma può dedicarsi a tenere insieme la sua baracca. Perché in autunno la Lega Nord, l’alleato con tendenze separatiste, vuole portare avanti il suo progetto preferito, il federalismo fiscale: le tasse pagate al Nord devono essere spese al Nord – e non disperdersi nel Sud, considerato inetto. Su questo punto l’altro partner della coalizione, il partito conservatore di destra Alleanza Nazionale, ha un punto di vista ben diverso, trattandosi di una formazione radicata soprattutto nel Sud del Paese. E’ una fortuna per Berlusconi avere una maggioranza così ampia in Parlamento. Così potrà continuare per altri cinque anni, fino alle elezioni del 2013, ad essere il solito vecchio Berlusconi – fare, scherzare e, nel frattempo, migliorare – proprio come un buon vino.

[Articolo originale di Martin Zöller]

Articolo tratto da Italia dall’Estero: http://italiadallestero.info

Url dell’articolo: http://italiadallestero.info/archives/528

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Contrada rivuole l’onore…

io vorrei molto più semplicemente che ci dicesse la verità… si potrebbe fare un patto… lui ci dice come mai, dopo un minuto dall’esplosione in via D’Amelio, riceve una telefonata dalla quale apprende notizie che neanche la polizia aveva, e noi gli restituiamo l’onore… quel tipo di onore particolare che noi conosciamo bene… quell’onore del quale si fregiano certi uomini, quegli uomini di m…a che pensano di potersi sostituire allo Stato, quegli uomini che ammazzano, ricattano, taglieggiano… quelli che si fanno chiamare “uomini d’onore”… è forse questo l’onore che Contrada rivuole indietro? si sarebbe potuto accontentare di rimanere nell’ombra, essere dimenticato nel giro di pochi anni per poi farsi liberare dagli stessi uomini che gli hanno dato ordini lungo la sua “onorata carriera”… e invece lui l’onore lo rivuole subito… e non si accontenta mica di stare a Napoli, lui vuole tornare nella sua amata Palermo… devo confessare di non essere obbiettivo mentre scrivo di quest’uomo… devo confessare una certa rabbia, viscerale, ancestrale, verso quest’uomo che ha usato la divisa ed il nome dello Stato per servire “un’altro Stato”… devo essere sincero… i 10 anni che gli sono stati comminati mi sembrano veramente pochi per uno che ha venduto se stesso ed i suoi colleghi agli aguzzini che li hanno ammazzati… quando poi ho saputo che ha querelato Salvatore Borsellino devo confessarvi che ho provato veramente disgusto… che piaccia o no Contrada è stato ritenuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa (un uomo così scaltro difficilmente lascia prove dietro di se), e secondo me non è stato tenuto abbastanza in considerazione l’aggravante della sua posizione di servitore dello Stato. PUNTO. Il resto sono chiacchiere. Se le sue condizioni di salute sono e saranno monitorate dalle persone competenti, ma non bisogna cancellare quello che 16 anni di processi hanno stabilito.

Due bambine…

… come potremmo altrimenti definire due creature di 12 e 13 anni? due bambine…  stanno facendo il bagno, lungo la spiaggia… cos’altro potrebbero desiderare due bambine in un assolato giorno di Luglio? Ma il destino, o se preferite, la sfortuna, decide di colpirle… morte per annegamento.

FERMATEVI! Provate ad immaginare questa scena, proiettatevi su quella spiaggia, e pensate a cosa sarebbe dovuto succedere… bagnanti in piedi, folla di curiosi, un medico che si fa avanti per tentare una improbabile rianimazione… riuscite ad immaginare qualcuno dei bagnanti, sdraiato a pochi metri dai due corpi ormai senza vita, restare sdraiato e mostrare quasi fastidio per quel “fuori programma” della sua giornata al mare? NO, io non ci riesco… mi viene la pelle d’oca…

Ma…. c’è sempre un ma, in ogni storia… le due bimbe hanno avuto la “sfortuna” di essere nate da genitori Rom… e per loro non c’è pietà…

ho lavorato 12 ore, oggi… ma quando ho letto questa notizia non ce l’ho fatta… sono corso in bagno a vomitare… e poi mi son seduto a scrivere queste misere righe…. buonanotte (per voi che dormirete…)

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Internescional #2

L’opposizione in piazza contro Silvio Berlusconi

Pubblicato il 9 Luglio 2008 in Svizzera

[Le Temps]

Italia, Migliaia di manifestanti si sono radunati a Roma per protestare contro le riforme della giustizia volute dal Cavaliere.

Sono ritornati a Piazza Navona, nel centro di Roma, dove Nanni Moretti aveva dato vita nel 2002 al movimento dei «girotondini», contro le leggi su misura di Silvio Berlusconi. Questa volta, il cineasta, disilluso e disgustato dopo la rielezione del «Caimano» lo scorso aprile, non si è mosso. Erano lo stesso diverse migliaia (20,000 secondo gli organizzatori) martedì sera su invito del filosofo e direttore della rivista Micromega, Paolo Flores D’Arcais, e di Antonio Di Pietro, l’ex giudice anticorruzione, a protestare contro i nuovi progetti di legge previsti dalla maggioranza in materia di giustizia.

Mentre Silvio Berlusconi è sotto processo a Milano, sospettato di aver versato 600,000 dollari ad un avvocato inglese perché fornisse una falsa testimonianza in un caso di corruzione, la sua maggioranza ha in effetti presentato un testo volto a sospendere per un anno i processi riguardanti fatti punibili con meno di 10 anni di prigione e commessi prima del 30 giugno 2002.

«Innocenti, non impuniti»
Circa 100 000 processi sono coinvolti, tra i quali quello di Silvio Berlusconi, che si considera vittima di un attacco politico da parte dei giudici. Il suo Guardasigilli, Angelino Alfano, vorrebbe inoltre far passare una legge che protegge le quattro più alte cariche dello Stato (precisamente il presidente della Repubblica, il capo del governo e i presidenti delle due Camere del parlamento) da tutte le azioni giudiziarie durante l’esercizio del loro mandato.

«Abbiamo bisogno che le alte cariche dello Stato siano innocenti, non impunite», è insorto ieri Antonio Di Pietro, contemporaneamente alla rivolta di centinaia di giudici contro il progetto. «Il modello al quale si ispira Berlusconi, non è quello degli Stati Uniti ma della Russia di Putin», ha insistito Paolo Flores D’Arcais. In chiusura, il comico Beppe Grillo, che l’anno scorso aveva scosso la classe politica italiana organizzando il Vaffanculo Day per «mandare la casta dei politici affanculo».

«Dittatura dolce»
Contro la «dittatura dolce», numerosi artisti e diversi responsabili politici si sono uniti alla manifestazione. La sinistra radicale era presente così come alcuni rappresentanti del Partito democratico (PD) a titolo personale. Molto vicino a Romano Prodi, l’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha aderito anche lui all’iniziativa.

Invece, nell’entourage di Walter Veltroni, si è tentato fino alla fine di frenare l’iniziativa. Il segretario del PD, e sfortunato candidato alle ultime elezioni legislative, teme una radicalizzazione dell’opposizione e una demonizzazione controproduttiva di Silvio Berlusconi. «Un’opposizione come quella di Di Pietro, che tratta il capo del governo da magnaccia, che solletica l’indignazione ma che non fa politica, offre un regalo a Berlusconi», ha ripetuto ieri al quotidiano La Stampa persuaso che l’opinione pubblica, nella sua grande maggioranza, non é interessata a questo tipo di conflitto tra i poteri politico e giudiziario. A sostegno della sua tesi, Walter Veltroni, che preferisce temporeggiare e non mobilitare i suoi partigiani contro le leggi su misura prima dell’autunno prossimo, può fare affidamento sui sondaggi che indicano che il potere d’acquisto, la disoccupazione e la sicurezza sono le priorità degli italiani molto prima delle questioni giudiziarie.

E’ così, in questo contesto, che Silvio Berlsuconi vuole accelerare, tanto più che la Lega Nord storce il naso. Il partito autonomista teme che il dibattito parlamentare sulla giustizia e le polemiche per proteggere Silvio Berlusconi dai magistrati ritardino l’adozione del federalismo fiscale, sfiancando il proprio elettorato. Come soluzione, la maggioranza potrebbe fare approvare al più presto l’emendamento legislativo che conferisce l’immunità ai dirigenti dello Stato per poi abbandonare l’idea di sospendere i processi, essendo a quel punto superflua per proteggere il Cavaliere.

[Articolo originale di Eric Josef]

Articolo tratto da Italia dall’Estero: http://italiadallestero.info

URL dell’articolo: http://italiadallestero.info/archives/434

Quello che non sapevo dell’ Islam

C’è chi, a conclusione delle innumerevoli analisi che stanno tentando di dare un senso a questa crisi economica – a parer mio – intelligentemente, chiosa che c’è una buona lezione dietro ogni periodo buio, si tratta solo di saperla cogliere.
Questo è un periodo certamente buio che va affrontato e superato con un’ insolita combinazione di realismo e ottimismo, sforzandosi di cercare segnali anche dove non vorrebbero farci leggere.
Qui ci vuole creatività signori! Ma non nel trovare nuove formule o algoritmi per aumentare la fortuna dei pochi sperando in un effetto a cascata (non mi andate a cercare l’ennesima potenza finanziaria per chiamarla DERIVATO al quadrato o al cubo!). Qui ci vuole una buona idea per ridistribuire un po’ di benessere senza far parlare la stessa lingua a tutto il mondo.

Nel Regno Unito una serie di articoli cattura la mia attenzione perché, a ben leggere, una piccola risposta ci viene suggerita, ed è il dialogo sulla possibilità di introdurre alcuni principi della Sharya nella legislazione inglese. Praticamente si vorrebbe dare la possibilità ai cittadini Islamici di poter seguire le proprie regole dettate dalla Sharya – soprattutto in ambito di condotta personale e matrimonio – laddove queste regole non siano in conflitto con il codice inglese. A me sembra un’ottima apertura che permetterebbe una convivenza tra diverse culture più positiva e ricca.

Leggo anche che la stessa idea già dal 2002 è alla base della creazione di prodotti e servizi finanziari che rispondano ai principi della Sharya.
Mi sono documentata su questi principi e ho avuto una personalissima ed intensa piccola epifania. Io possiedo una certa idea dell’Islam, vaga e dozzinale come tutti gli occidentali che si preoccupano poco di capire i fatti religiosi, tanto più quelli che riguardano altre culture. Non ho mai letto la Bibbia e troverei assolutamente non paritario dedicare tempo al Corano… Ma poi gli islamici non sono quelli che mettono il burqa alle povere donnine, si schiantano contro edifici pubblici con gli aeroplani e si fanno esplodere per festeggiare con 72 vergini in Paradiso (senza che nessuno gli dica che dovranno restare vergini)?

Beh, non l’ho letto ancora il Corano, ma dopo questa breve ricerca non escludo che lo farò.

Il principio base del sistema bancario islamico è la proibizione del Riba ( Usura o Prestito ad interesse). L’Islam non solo proibisce il Riba ma impedisce anche di investire denaro in alcol, carne di maiale, pornografia e qualsiasi altra cosa che la Sharya definisce Haram (illegale). Di seguito alcuni dei principi base che sostengono lo sviluppo dell’ordine economico islamico:

  1. Sebbene si lasci all’individuo il diritto di perseguire il benessere economico si fa una netta distinzione tra ciò che è legale (Halal) e ciò che non lo è (Haram) nel perseguimento di tale attività economica. In poche parole l’Islam proibisce tutto quelle forme di attività economiche che sono immorali o socialmente offensive;
  2. Mentre si permette agli individui di possedere una ricchezza legalmente acquisita, l’Islam rende obbligatorio spendere questa ricchezza con giudizio e non di accumularla, tenerla immobilizzata o sperperarla;
  3. Seppur si permette all’individuo di tenere un surplus di ricchezza per sé, l’Islam cerca di ridurre i gap di ricchezza nell’intera comunità partecipando al processo nominato Zakat;
  4. Pur lasciando la natura umana esprimersi, sempre non lucrando dai suo eccessi negativi, l’Islam si impegna ad evitare l’accumularsi della ricchezza nelle mani di pochi a detrimento della società, le sue leggi e del suo patrimonio;
  5. Visto nella sua interezza il sistema economico islamico punta alla giustizia sociale senza inibire l’attività individuale se non fino al punto in cui diventa offensiva per la comunità ma anche auto-distruttiva

[Tratto dal sito web dell’ Institute of Islamic Banking and Insurance]

Questo non vuole essere un semplicistico stralcio da letture di propaganda, né un inno o un voler schierarsi dalla parte dell’Islam. Questo a parer mio si chiama FUTURO, o anche una delle ULTIME POSSIBILITÀ.

W Orwell, W i maiali…

Vi è, nel romanzo “la fattoria degli animali” di Orwell, una categoria di abitanti più uguali degli altri… i maiali.  Ma non soltanto i 4 con le cariche più alte. È tutta la categoria a beneficiarne. Perché quindi noi non dovremmo riconoscere a tutti i maialini i diritti riconosciuti ai loro 4 più alti rappresentanti?

Addio Gianfranco…

Non c’è molto da dire… lasciamo parlare lui…

Adesso si scatenerà la corsa agli elogi di quelli che in vita lo hanno temuto ed osteggiato in ogni modo… come accadde per Biagi, Montanelli, Falcone etc etc etc…. e come accade per ogni uomo libero reso innocuo dalla sua dipartita… per usare le sue parole:«Che paese di merda!!!»